KLEOS - martedì, 4 marzo 20:08

Bartannah e non Barthamnah (Dal numero 14 di Kleos del 12 settembre 2009)

Anno Secondo – numero 14  di Kleos 12/09/2009 Stralcio dell’articolo   “…Ora parleremo delle ragioni, a nostro  avviso, di questo costantemente  ripetuto errore (cioè Barthamnah anziché il corretto Bartannah), ma vorremmo riservarlo ai lettori più pazienti; gli altri, quelli che hanno poco tempo a disposizione e amano le sintesi, possono accontentarsi di quanto scritto nel […]

Castello_Grifeo

Castello_GrifeoAnno Secondo – numero 14  di Kleos 12/09/2009

Stralcio dell’articolo

 

“…Ora parleremo delle ragioni, a nostro  avviso, di questo costantemente  ripetuto errore (cioè Barthamnah anziché il corretto Bartannah), ma vorremmo riservarlo ai lettori più pazienti;

gli altri, quelli che hanno poco tempo a disposizione e amano le sintesi, possono accontentarsi di quanto scritto nel riquadro pubblicato qui accanto, e quindi possono saltare la parte di questo articolo che segue ed andare subito alle ultime righe. Ai lettori più pazienti, dunque, diciamo che tutto probabilmente nasce da una trascrizione sbagliata di quanto scrive nel 1881

Michele Amari (si veda il riquadro accanto) nell’opera “Biblioteca arabo-sicula” dove si  indicavano le origini arabe di Partanna ed il suo nome arabo, cioè Bartannah (e la t è col puntino sotto per indicare aspirazione). La trascrizione sbagliata fu fatta a metà degli anni Cinquanta da Antonio Varvaro Bruno, maestro di scuola elementare con la passione per la storia locale, autore molto prolifico che ha raccolto nelle sue numerosissime opere, spesso pubblicate in proprio, una grande mole di dati ed informazioni sulla storia di Partanna, dati ed informazioni che tanti, pur spesso criticando il poco rigore storico-metodologico di Varvaro Bruno, non hanno tuttavia esitato a saccheggiare, errori compresi. Uno di questi, ahimè, fu proprio la trascrizione dall’Amari. Malauguratamente, cioè, nella sua opera “Partanna nella storia, nell’arte, nella fede e nel folclore”, Varvaro Bruno trascrisse, sbagliando, Barthamnah,

anziché Bartannah, come invece aveva scritto Michele Amari dallo stesso Varvaro  Bruno citato; anche Davì e Demma in un libro pubblicato nel 1981 dal Rotary Club di Castelvetrano, “Paesi della Valle del Belice”, ripresero l’errore; Il guaio fu però che anche uno storico locale di livello come Francesco Saladino continuò a scrivere quell’errore nella sua opera “Partanna ‘900” e, dato il prestigio da lui giustamente goduto, nessuno di chi venne dopo pensò di verificare quella trascrizione. E così troviamo “Barthamnah” scritto ovunque: dal libro del 2001 di Vincenza Nastasi, “Partanna terra et castrum”, sostenuto economicamente dal Comune, fino al libretto di Moda in Città 2009, pubblicato nelle settimane scorse con il patrocinio del Comune. Certamente, se non fosse scomparso prematuramente e se ne avesse

avuto il tempo, Saladino, data la sua serietà, avrebbe scritto di questo errore in qualche sua pubblicazione e lo affermo a ragion veduta perché all’epoca (1997) della pubblicazione del mio libretto “Il nome di Partanna nell’opera storica di Varvaro Bruno” (di cui parlerò dopo) in cui evidenziai l’errore, apprezzai la serietà di Saladino che in una lettera privata a me indirizzata, nonostante che ci conoscessimo appena, riconobbe l’esattezza della mia osservazione. Non sarei intervenuto su questo punto, come in fondo ho fatto dal 1997 ad ora (ed avrei resistito probabilmente anche alla recente “provocazione intellettuale”, suo malgrado, del sindaco), da un lato per evitare di apparire il docente che bacchetta gli errori degli altri (peraltro possibilissimi quando soprattutto si pubblica spesso e tanto); dall’altro

perché mancava l’opportunità di scrivere la correzione (affinché raggiungesse l’obiettivo, cioè quello di correggere un errore) su un giornale locale molto letto (e non sui libri o libretti che tutti amano tenere nella propria libreria ma che forse pochissimi leggono). Oggi questo giornale c’è ed è Kleos, ecco perché sono sicuro che a breve quell’errore scomparirà da tutti i posti ufficiali in cui ora si trova (cosa che dovrebbe far riflettere qualcuno sul fatto che  giornali come Kleos sono periodici-risorse per il territorio che vanno sostenuti anche

se magari non sono graditi, politicamente parlando, perché troppo liberi: se quell’errore scomparirà, il merito, piaccia o non piaccia, sarà, infatti, proprio del giornale e della sua buona diffusione nel territorio). L’esigenza di far evitare brutte figure a Partanna, ora città turistica, e la speranza che gli amministratori scelgano (per fargli fare depliant, storie locali e cose analoghe o per farsi suggerire le cose da scrivere) collaboratori culturali che non siano solo politicamente doc, ma che lo siano preferibilmente anche dal punto di vista più propriamente

culturale, ci ha indotto a correre il rischio di apparire bacchettatori in particolare di chi più recentemente ha trascritto quell’errore che, a partire dalla fine degli anni Novanta, è risultato tanto più grave in quanto già allora, come più sopra ho accennato, era stato evidenziato (consentitemi) dal sottoscritto, in una conferenza pubblica (30 dicembre 1996) voluta dall’amministrazione dell’epoca la quale si è poi fatta carico del sostegno economico del libretto riassuntivo di quella conferenza dal titolo, come si è detto, “Il nome di Partanna nell’opera storica di Varvaro Bruno”, Carruba Editore, pubblicato nel 1997 e distribuito gratuitamente ai partecipanti alla conferenza di presentazione dello stesso. Cosa che fa rite-

nere che alcune centinaia di uomini di cultura partannesi allora presenti siano stati, dunque, in possesso di quel libretto. Ma c’è di più, il sottoscritto ha curato due diversi depliant turistici di Partanna (fine anni Novanta, inizio degli anni Duemila), con amministrazioni diverse dall’attuale, depliant dove risulta il nome esatto, cioè Bartannah (e la t andrebbe scritta col puntino sotto; si veda comunque quanto scritto nel riquadro qui pubblicato). Quanti hanno curato i depliant di ora, i contenuti dei siti internet del comune di ora e tutti quelli che hanno pubblicato ora libri sull’argomento, finanziati o meno dal comune, si vede che non hanno

letto (come ha fatto lo stesso sindaco) né il mio libretto, né i depliant turistici passati, anche se

il libretto si trova nelle biblioteche di Partanna, di Castelvetrano e, comunque, nel catalogo collettivo delle biblioteche della Provincia di Trapani, mentre i depliant turistici di allora dovrebbero se non altro essere noti. In ogni caso è assurdo che i depliant prodotti da un comune, retto da una determinata amministrazione, riportino notizie errate e diverse da quelle invece, corrette, contenute in altri precedenti depliant prodotti dallo stesso comune, retto però da un’altra amministrazione….”.

Antonino Bencivinni


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