KLEOS - sabato, 26 Gennaio 4:56

Fussi chi fussi…la vota ‘bona

di Antonino Bencivinni. Finalmente il 16 dicembre scorso dopo cinque anni di chiusura è stata riaperta al culto la seicentesca Chiesa Madre che è stata restaurata: è tornato inoltre a fare mostra di sé anche il Coro Ligneo anch’esso restaurato. In questi lunghi cinque anni non sono mancati i problemi, che non sono stati solo […]

di Antonino Bencivinni. Finalmente il 16 dicembre scorso dopo cinque anni di chiusura è stata riaperta al culto la seicentesca Chiesa Madre che è stata restaurata: è tornato inoltre a fare mostra di sé anche il Coro Ligneo anch’esso restaurato. In questi lunghi cinque anni non sono mancati i problemi, che non sono stati solo di tipo economico. l’arciprete Antonino Gucciardi qui di seguito ne ricorda alcuni. In fondo pagina abbiamo pubblicato anche l’intervento del sindaco Nicolò Catania al momento della riapertura della Chiesa.

Vicario Foraneo, Arciprete Antonino Gucciardi: “Quale Gioia quando mi dissero Andremo alla Casa del Signore” (Sal 121). Con la portata evocativa delle parole del Salmista ritroviamo le espressioni più adatte per tradurre il gaudio interiore che la Comunità Ecclesiale partannese, prossima a celebrare la solennità del Natale del Signore, ha potuto sperimentare il 16 dicembre scorso in occasione della riapertura al culto della Matrice, glorioso Duomo che la fede dei nostri padri ci ha consegnato e sotto il cui segno la comunità ha sempre trovato coesione e forza morale, precipuo punto di vanto verso il quale confluire l’appartenenza identitaria di ogni figlio di questa amata terra.
Sono ormai trascorsi quasi cinque anni da quando, alla vigilia del Natale del 2013, per l’edificio sacro cominciava un lungo e travagliato periodo di chiusura per permettere la realizzazione di importanti lavori di ristrutturazione e di più consono adeguamento e armonizzazione tra le strutture in cemento armato della riedificazione post-sismica e i superbi spazi che le circondano, fastosamente ornati con l’impianto degli stucchi settecenteschi. Si è trattato certamente di un periodo non privo di difficoltà nel quale la comunità, nel mentre ulteriormente stimolata dall’avvicendamento nella sua conduzione, ha dovuto misurarsi con i bisogni della vita pastorale e riadattare ogni cosa in funzione di questa privazione.
Già a partire dallo scorso mese di giugno, all’indomani dalla cerimonia di riconsegna della chiesa al termine dei lavori regionali, la parrocchia si è subito rimessa in moto interfacciandosi con l’ufficio diocesano per l’edilizia di Culto e i beni culturali per portare a compimento i lavori di sistemazione dell’Area Liturgica e perché, ottenute le dovute autorizzazioni, si potesse procedere nel porli in essere. Non ci si poteva infatti accontentare di una risistemazione approssimata e limitata nella sua portata: la Liturgia vuole la bellezza perché tutto ciò che è «celebrazione di Dio e dell’uomo» pre-tende alla bellezza, desidera lo splendore, anela alla gloria. Di conseguenza l’arte deve essere voluta dalla celebrazione perché è una delle forme con cui l’uomo «dice» la gloria che celebra. È per questo che, per armonizzare le mutate esigenze liturgico-celebrative sancite dal Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla Sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium” con l’esigenza di valorizzare e armonizzare nella ridistribuzione degli spazi gli importanti manufatti artistici custoditi, l’Ente “Parrocchia Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo” ha presentato un progetto che ha inteso proporre la definitiva risistemazione dell’area liturgica, progetto che ha trovato pieno accoglimento anche da parte dei competenti uffici della Sovrintendenza ai Beni Culturali. Soprattutto si è provveduto a risistemare integralmente il prezioso coro ligneo di Antonino Mangiapane nella navata centrale, nella campata prospiciente l’antica tribuna dell’altare maggiore, arretrandolo rispetto all’antica collocazione. Va annotato che il prezioso manufatto (monumento nazionale dal 1911), un tempo collocato nella campata più avanzata rispetto a quella dove è stato risistemato, una volta smembrato nell’ambito dei lavori di recupero dell’edificio a seguito del terremoto del 1968 non fu mai più ricomposto, rimanendo smembrato in varie parti all’interno dell’edificio, anche a seguito di un intervento di restauro che lo ha riconsolidato quasi un decennio fa. La necessità di tale arretramento è dovuta all’esigenza liturgica di collocare nella campata davanti al coro ligneo il presbiterio che accoglie l’altare e l’ambone, luoghi liturgici imprescindibili al culto. Se infatti prima della riforma liturgica l’altare era pensato in un’ottica verticalista e gerarchica della celebrazione, collocato in posizione apicale con una distanza e uno scollamento dall’assemblea assai notevoli e rimarcati dallo stacco della presenza frammezzo del corpo del coro ligneo riservato ai soli sacerdoti, oggi si ha l’esigenza di prossimità all’assemblea facendo del presbiterio e dunque dell’altare il vero centro di tutta l’aula liturgica. Arretrare il coro ligneo alla campata prospiciente la tribuna della Trasfigurazione è stata dunque l’unica possibile soluzione di compromesso, tra le tante considerate, per preservare per intero l’integrità del coro ligneo e coniugarla con le mutate esigenze celebrative prima sottolineate. Infine, incastonato in un prezioso pavimento marmoreo che è scandito nei suoi movimenti stilistici da colori e forme che ben si coniugano all’antica architettura barocca, il nuovo altare (realizzato con il recupero e il reintegro, nei tre lati mancanti, dell’antico paliotto in legno dorato policromo, proveniente dall’altare della Madonna degli Agonizzanti nella non più esistente chiesa di San Carlo), è oggi l’elemento centrale che raccoglie l’assemblea orante nel suo cammino celebrativo, percorso performante e ascensionale proteso verso la contemplazione estatica del Cristo Trasfigurato, il SS.mo Salvatore cui il maggiore Tempio è dedicato. Gli interventi di adeguamento dell’area liturgica qui descritti, insieme alla realizzazione di quattordici importanti lampadari lignei dorati di foggia settecentesca siciliana che a breve illumineranno il corpo della navata principale, sono stati finanziati esclusivamente dalla parrocchia, ragion per cui è d’obbligo un particolare segno di gratitudine verso l’azione provvidente di Dio e verso tutti coloro che con spontanea generosità se ne sono fatti interpreti divenendone il segno concreto”.

del sindaco di Partanna, Nicolò Catania: “Cari concittadini – ha ribadito il sindaco Catania nel discorso dell’inaugurazione che brevemente riassume le circostanze e le energie utilizzate per la realizzazione di questo evento – sono certo di interpretare il pensiero di ognuno di voi nell’esprimere grande gioia e compiacimento per la riapertura al culto della nostra amata Chiesa Madre. Oggi a seguito di ulteriori modifiche che la Curia ha deciso di realizzare (con l’utilizzo dell’8 per mille), la nostra Madrice viene solennemente riaperta al culto. La bellezza che le è stata restituita è frutto di un fortissimo impegno congiunto dell’Amministrazione Comunale, della Regione e della Diocesi e, in questa giornata così speciale, desidero esprimere a nome dell’A.C. e della Cittadinanza tutta un affettuoso ringraziamento a S.E. il vescovo mons. Mogavero, a don Antonino Gucciardi, nostro energico e determinato arciprete che ha fatto del nostro impegno in questo progetto il suo impegno e, non di meno il mio affettuoso saluto e ringraziamento a don Calogero Russo, pastore ecclesiastico e guida della nostra comunità da sempre. Ma non per ultimo esprimo il sentito augurio che la gioia di questa giornata giunga e sostenga
il nostro don Pino Biondo, nell’augurio di una pronta ripresa attendiamo di riabbracciarlo in salute per gioire di questa magnificenza frutto anche del suo impegno. Un ringraziamento va alle amministrazioni precedenti guidate da Giovanni Cuttone e dal compianto on. Enzo Culicchia. Concludo questo mio sentito pensiero di ringraziamento rivolgendo un plauso a tutti coloro che a vario titolo hanno collaborato estenuamente affinché si potesse celebrare questa giornata che oserei definire storica: grazie ai tecnici, alle imprese, agli operai, alle maestranze tutte, agli artigiani, ai volontari, agli impiegati comunali, alle confraternite. Grazie a tutti per il vostro impegno che ha dato il senso di una comunità coesa, collaborativa e positiva che ha dimostrato ancora una volta la grande resilienza e il grande orgoglio di cui questa comunità va fiera. Grazie a tutti, viva Partanna!”.


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