KLEOS - venerdì, 8 febbraio 21:36

La luna di miele

In Sicilia la nota espressione “luna di miele” deriva dall’antichissimo uso di consumare il miele nelle feste nuziali. Da un documento del 1623 si legge che a Catania, all’ingresso in Chiesa dei novelli sposi, veniva loro data una cucchiaiata di miele mentre all’uscita venivano gettati su di loro grano e orzo. Nella Contea di Modica, […]

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In Sicilia la nota espressione “luna di miele” deriva dall’antichissimo uso di consumare il miele nelle feste nuziali. Da un documento del 1623 si legge che a Catania, all’ingresso in Chiesa dei novelli sposi, veniva loro data una cucchiaiata di miele mentre all’uscita venivano gettati su di loro grano e orzo. Nella Contea di Modica, prima che gli sposi entrassero nella loro nuova casa, al ritorno dalla cerimonia nuziale, veniva buttato davanti l’uscio una “quartara” (un recipiente di terracotta) piena di vino, e tutti in quel momento gridavano in segno di augurio, “resti, boni festi” (cocci, buone feste) ma appena varcavano la soglia di casa venivano subito imboccati con un cucchiaio di miele: il marito per primo, che ne leccava la metà e poi la moglie, per la rimanente parte. Vino e miele usati come simboli augurali. Lo stesso uso di consumare miele nel giorno delle nozze si ritrova a Piana degli Albanesi, dove la suocera imbocca la nuora davanti l’uscio, mentre a Marineo e a Prizzi sono le amiche della sposa ad offrire il miele. Le origini di queste tradizioni popolari si perdono nella notte dei tempi. Sicuramente tale consuetudine è stata importata in Sicilia da popoli che ci hanno colonizzato, attraverso i secoli. I Babilonesi, ai tempi del loro splendore, usavano regalare alle coppie di sposi una quantità di idromele (un liquore al miele) sufficiente per un mese. Si pensava che tale bevanda garantisse fertilità. Tale usanza si ritrovava anche nell’antica Roma, dove il miele si offriva agli sposi novelli per circa un mese continuato. Anche nel medioevo, quando una ragazza si sposava portava con sé del miele, come auspicio e simbolo di ricchezza. Il primo mese che la coppia passava insieme veniva chiamata “Luna di miele” proprio per riferimento a questo miele e al fatto che la donna fosse considerata lunare, perché la durata del ciclo femminile è come quella delle fasi lunari. La certezza che l’espressione “luna di miele” sia di origini antiche, ma anche universale, si ha per la presenza di tale espressione in molte altre lingue, come: francese “lune de miel”, spagnolo “luna de miel”, inglese “honeymoon”, gallese “mis mèl”, arabo “shahr el ‘assal” che, tradotte letteralmente, significano tutte “mese di miele”. Perché proprio questa “luna” deve essere fatta di “miele”? Il miele, fra gli alimenti, è il più dolce e calorico e nello stesso tempo tollerato dai diabetici; è una sostanza prodotta dalle api di consistenza sciropposa densa e contiene il 79% di zuccheri come il fruttosio (70 – 80 %), mentre possiede pochissimo saccarosio. Alcuni testi, come il “Oxford Dictionary” considerano, per similitudine, la dolcezza del miele alla dolcezza del primo periodo successivo al matrimonio, sottolineando il fatto che l’espressione lascia intendere che solo la prima “luna” sarà di “miele”, ovvero che l’intensa felicità nel matrimonio dura poco, dopo inizia la normale routine della vita quotidiana. In Sicilia, con l’inizio della civiltà del benessere e del consumismo degli anni ’50 – 60, “gli sposini” subito dopo la cerimonia partono per il loro “viaggio di nozze”. Un viaggio che deve servire come diversivo e come un momento di riposo successivo allo stress nuziale. Anche questo viaggio viene chiamato “luna di miele”.

Vito Marino


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