KLEOS - domenica, 26 Settembre 10:50

A BENEFICIO DEI CULTORI…DEL PELO NELL’UOVO

PARVA FAVILLA. E’ risaputo che l’uovo non presenta alcuna escrescenza pilifera. Eppure, c’è sempre qualcuno che caparbiamente si ostina a girare e rigirare fra le mani il prezioso ovale con l’intento di trovarvi un pelo…da strappare. E così, oggi appunta lo sguardo sulla parola ANFITEATRO, domani sull’accento da apporre alla parola BELICE, dopodomani sul termine […]

PARVA FAVILLA.

E’ risaputo che l’uovo non presenta alcuna escrescenza pilifera. Eppure, c’è sempre
qualcuno che caparbiamente si ostina a girare e rigirare fra le mani il prezioso ovale con l’intento di trovarvi un pelo…da strappare. E così, oggi appunta lo sguardo sulla parola ANFITEATRO, domani sull’accento da apporre alla parola BELICE, dopodomani sul termine BELICINO (aggettivo/sostantivo), E giù critiche a non finire nei confronti di chi, a dire di questo qualcuno, si macchia del reato di lesa maestà…linguistica per presunta infrazione a non meglio specificate regole. Guai a dare dell’ANFITEATRO alla struttura teatrale esistente a Partanna, in zona Montagna. A dire dei cultori…del pelo nell’uovo, tale titolo spetterebbe soltanto ad una struttura ellitti- ca, tipica delle strutture teatrali romane. Eppure la parola “anfiteatro” in greco sta semplicemente a significare “teatro dove si può vedere da tutti e due i lati”, derivando la parola in questione dal greco “amphitheatron”, dove “amphi” sta per “ambo i lati” e “theatron” per “luogo per vedere”. E’ per questo che, per esempio, la struttura teatrale di Segesta viene indifferentemente indicata come “teatro” o “anfiteatro”. E così dicasi per quella di Siracusa o di Taormina. La stessa polemica ritroviamo, poi,
riguardo alla pronunzia della parola BELICE, ondeggiante tra Bèlice e Belìce. Prova, infatti, a porre l’accento sulla prima sil- laba: il meno che ti possa capitare è di essere tacciato di “buzzurrismo”. Fa chic, invece, pronunziare il nome del nostro fiume con l’accento sulla “i”, anche se per farlo devi sottoporti a contorsionismi linguali innaturali. Ma tant’è! Lo  richiederebbe, a dire dei soliti cacciatori di peli, la tradizione orale dei nostri avi; e dire che in una carta geogra- fica del ‘600 il toponimo in questione viene segnato come “Bèlice”. Un po’ meno scandalo, per la verità, sembra dare oggi il termine BELICINO: ad arricciare il naso restano ormai solo pochi irriducibili che si ostinano a ignorare consolidate locuzioni similari, quali “ericino” o “tiberino”. E, d’altronde, dovendo far riferimento al territorio solcato dal Belice e ai suoi abitanti, quale termine si potrebbe adottare?


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