KLEOS - venerdì, 18 Marzo 21:22

A COSA SIAMO DISPOSTI A RINUNZIARE PER LA LIBERTÀ DELL’UCRAINA?

Una volta tanto, mi sia consentito di accantonare il taglio caratteristico di questa rubrica. Di fronte ad una catastrofe, infatti non si addice il sarcasmo. E’ una legge di natura. Così come sembra legge di natura in questi casi tirare in ballo il principio di “libertà”: ieri (ma non tanto lontano!) a causa del Covid, […]

Una volta tanto, mi sia consentito di accantonare il taglio caratteristico di questa rubrica. Di fronte ad una catastrofe, infatti non si addice il sarcasmo. E’ una legge di natura. Così come sembra legge di natura in questi casi tirare in ballo il principio di “libertà”: ieri (ma non tanto lontano!) a causa del Covid, oggi a causa di una guerra. Anche se, per la verità, in questi due casi specifici la parola “libertà” la si adopera a parti invertite. E sì, perchè ieri la pandemia ci poneva di fronte alla domanda: “per la salute, sei disposto a rinunziare alla libertà?”; oggi, invece, di fronte ad una calamità non meno grave, ci si chiede: ”a cosa sei disposto a rinunziare per la libertà degli Ucraini?”. Dove “salute” (espressa o sottintesa) e “libertà” ballano una danza macabra! Come si capisce bene, oggi la questione riguarda la guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina e che tante distruzioni e morti sta procurando. In Italia, Governo e Parlamento hanno preso le parti del popolo aggredito, decidendo di infliggere all’aggressore le sanzioni economiche concordate con i Paesi occidentali e di inviare agli Ucraini cibo, indumenti e medicine, nonché, autonomamente addirittura, armi letali. Decisioni prese, anche queste, tra le entusiastiche ovazioni della maggior parte della popolazione, da cui, però, sembrano dissociarsi quanti temono le inevitabili ripercussioni sul piano economico e sociale. Dissentono, certamente, tutti quegli imprenditori che hanno rapporti commerciali con la Russia; dissentono quei cittadini che si vedono privati delle risorse dei magnati russi; dissentono quanti temono le rappresaglie dei Russi in campo energetico, con prevedibile razionalizzazione della luce e del gas; dissentono i pacifisti che vedono nell’invio delle armi letali il rischio di un inutile prolungarsi delle azioni belliche, con conseguente aggravamento di distruzioni e morti. E, forse, perché no?, dissentono anche gli ecologisti che vedono, nel breve periodo, il rischio di un ritorno all’uso del carbone e alla ripresa del pompaggio del gas dai pozzi trivellati e, nel lungo periodo, il ricorso al nucleare. Ma tant’è! Bisogna rassegnarsi! Non si può pretendere “la botte piena e la moglie ubriaca!”. 


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