KLEOS - sabato, 22 Aprile 12:53

A scuola “referendum-farsa” sulla settimana corta

E così il Consiglio D’Istituto della scuola “elementare” e “media” di Partanna sulla istituzione della settimana corta ha deliberato di…lavarsene le mani e di affidarsi ad un referendum. Ma “referendum” di che? Si può parlare di “referendum” quando la materia del contendere è una legge scientifica? E’ come voler affidare alla scelta della maggioranza il […]

E così il Consiglio D’Istituto della scuola “elementare” e “media” di Partanna sulla istituzione della settimana corta ha deliberato di…lavarsene le mani e di affidarsi ad un referendum. Ma “referendum” di che? Si può parlare di “referendum” quando la materia del contendere è una legge scientifica? E’ come voler affidare alla scelta della maggioranza il punto in cui deve sorgere il sole! E già, perché di questo si tratta. Si tratta di capire (e non già di decidere a colpi di maggioranza) se la settimana corta è un bene o un male per il bambino. L’organizzazione dell’orario scolastico, infatti, non può essere fatta in base alla maggiore o minore comodità della “scuola” o dei genitori, ma tenendo conto delle reali esigenze di sviluppo del fanciullo. Ora, gli studi di noti pedagogisti, psicologi e medici hanno portato alle conclusioni che “il lavoro intellettuale prolungato incide in modo deleterio sui processi di apprendimento, nonché sul sistema digestivo, sul sistema oftalmo-muscolare, sul sistema nervoso. In ogni caso, lo sforzo di concentrazione diviene quasi nullo all’ultima ora del mattino. E ciò anche perché la distanza fra il 1° e il 2° pasto rende sempre più arduo al fanciullo lo sforzo di concentrazione. Il fenomeno della ‘fatica intellettuale’ e del ‘surmenage scolastico’ sconsiglia un orario di eccessiva durata di lavoro continuativo”. (Vedi: Diz. Enc. di Pedagogia, Saie, To). Tutti sono concordi, cioè, nel ritenere “improduttivi e deleteri i prolungamenti oltre le quattro ore dell’impegno scolastico antimeridiano”. Di contro a tali asserzioni, c’è anche una sola motivazione di natura didattica che possa far propendere per l’introduzione della settimana corta, che non sia la smania di novità o i reconditi disegni di improvvidi “weekendisti”? Escludo, a ragion veduta, i docenti, perché sono convinto che almeno questi non possono non conoscere le leggi che regolano la vita della psiche nell’età evolutiva, avendo studiato al Magistrale per un triennio pedagogia e per un biennio psicologia e avendo seguito un biennio di esercitazioni didattiche: studi ed esperienze che li hanno avviati alla conoscenza dei processi di apprendimento, con particolare riguardo alla funzione dell’attenzione.


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