KLEOS - domenica, 17 Marzo 9:34

“ARRIDATECI” I VECCHI LAMPIONI

Ci son voluti 50 anni, ma alla fine i desiderata del vecchio professore di latino e greco sono stati soddisfatti! Di che parliamo? Ma dell’illuminazione pubblica, naturalmente! Il tutto ebbe inizio nella prima metà degli anni ’60 del secolo scorso, quando a Partanna si mise mano alla sostituzione del vecchio parco illuminante ad incandescenza, risalente […]

Ci son voluti 50 anni, ma alla fine i desiderata del vecchio professore di latino e greco sono stati soddisfatti! Di che parliamo? Ma dell’illuminazione pubblica, naturalmente! Il tutto ebbe inizio nella prima metà degli anni ’60 del secolo scorso, quando a Partanna si mise mano alla sostituzione del vecchio parco illuminante ad incandescenza, risalente agli anni ’20, con quello a vapore di mercurio. I risultati furono stupefacenti: la notte sembrava illuminata … a giorno! Eppure ci fu chi non vide bene l’operazione e ne paventò i non trascurabili rischi. Fu questa la tesi di un vecchio professore di latino e greco che lanciò il sospetto che tanta luce finisse col disturbare il sonno dei partannesi. Ma ormai il … danno (?) era fatto e a “chi di dovere”, per garantire l’incolumità del sonno dei cittadini, non restava altro da fare che ricorrere a due sotterfugi: lasciare invecchiare fino all’esaurimento le lampade ed evitare di sostituire quelle guaste, arrivando, addirittura, a rimuovere i lampioni della piazza Matrice. Un gioco ben riuscito, per la verità, che, però, non poteva durare all’infinito. E così, si è cercato di correre ai ripari programmando di prendere due piccioni con una fava: risparmiare, utilizzando lampade a led, e mantenere la città nella penombra. A lavori ultimati, però, ci si è accorti che non tutto era andato per il verso giusto. E sì, perché se l’operazione “luce fioca” risulta perfettamente riuscita con le lampade a palo, tanto che, per esempio, nel quartiere Camarro non ci si vede ad un palmo dal naso, non altrettanto si può dire con quelle su cavo del centro storico. Qui i lampioncini di latta, miseri sostituti dei globi verdi, lasciano, sì, nella penombra la più gran parte della strada, ma purtroppo proiettano anche un ristretto cono di vivida luce, quanto basta per creare due categorie di cittadini, quelli di serie A, i più numerosi, che possono dormire sonni tranquilli e quelli di serie B, pochini per la verità, costretti a fornirsi di tapparelle con spesse guarnizioni. Dei lampioni a bandiera del centro storico, invece, non si ha notizia: forse non si riesce ancora a trovare la lampada scura necessaria, ma vedrete che ce la faranno: volere è potere! Con gioia postuma del vecchio professore di latino e greco.


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