Carceri: tentata evasione ad Enna, rivolta a Caltanissetta, agente aggredito a Trapani. Il Sappe chiede un tavolo di confronto a Roma

ROMA – A poche ore dal grave evento accaduto nel carcere di Piazza Lanza a Catania, con un infermiere aggredito da un detenuto, altri tre gravi episodi sono avvenuti in altri penitenziari siciliani. Lo denuncia Calogero ‘Lillo’ Navarra, segretario per la Sicilia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, per il quale “il primo e più grave evento, per fortuna sventato, è stata la tentata evasione di un detenuto straniero dal carcere di Enna. L’uomo è stato catturato dagli Agenti nell’intercinta del carcere. A Caltanissetta, invece, attimi di forte tensioni si sono registrati sabato 10 maggio 2025 presso la Casa Circondariale, dove alcuni facinorosi detenuti hanno alimentato un’azione di rivolta con barricamento, distruzione degli arredi ed eventi incendiari, interessando il padiglione ove sono ubicati i detenuti appartenenti al circuito Media Sicurezza. La sommossa è stata generata e provocata da alcuni detenuti già noti per la promozione di altri eventi analoghi presso altre strutture penitenziarie, in segno di opposizione per l’esecuzione di una sanzione disciplinare nei confronti di un altro detenuto”. Non ultimo episodio a destare le preoccupazioni del SAPPE è avvenuto a Trapani, da tempo realtà in cui si registrano episodi violenti tra le sbarre, dove “un poliziotto è stato vigliaccamente e proditoriamente ferito mentre effettuava la battitura delle inferriate: il collega è poi stato trasportato in autoambulanza al pronto soccorso con sospetto trauma cranico con necessità di diversi punta di sutura nei pressi dell’occhio”, conclude Navarra, che sollecita urgenti provvedimenti a livello ministeriale.
Pieno sostegno alla protesta della Polizia Penitenziaria della Sicilia arriva da Donato Capece, segretario generale del SAPPE: “Ci attiveremo presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria affinché le giuste proteste dei colleghi di Catania, Enna, Caltanissetta, Trapani e di tutta la Sicilia trovino attenzione e conseguenti provvedimenti. Il dato oggettivo è che anche questa denuncia ci conferma che la tensione che caratterizza le carceri siciliane, al di là di ogni buona intenzione, è costante. Servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. La Polizia Penitenziaria è veramente stanca di subire quotidianamente gratuite violenze”. Importante sarebbe far lavorare tutti i detenuti, evidenzia Capece: “la serenità operativa dei Baschi Azzurri è anche nel collegamento ad un impegno concreto e quotidiano dei detenuti in attività lavorative, che abbattano l’ozio durante la detenzione stessa. Ciò permetterebbe, concretamente, quella rieducazione del condannato che è espressamente prevista nella Costituzione: e permette anche a loro di avere uno stipendio, allo Stato di risparmiare sulle spese di mantenimento e alla nostra Comunità di essere più sicura, perché un detenuto che impara un mestiere, quando torna in libertà smette di delinquere nel 98% dei casi”. “Rivendichiamo la dotazione del taser per la Polizia Penitenziaria”, evidenzia il leader nazionale del SAPPE“. “Si riparta da questi gravi fatti accaduti nelle carceri della Sicilia per porre fine all’onda lunga dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari attuato nel passato. Smembrare la sicurezza interna delle carceri con vigilanza dinamica, regime aperto ed assenza di Polizia Penitenziaria ha infatti favorito inevitabilmente gli eventi critici, che sono costanti e continui. E non è certo l’affettività in carcere a favore dei detenuti la priorità di intervento per il sistema carceri!”, conclude Capece.


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