KLEOS - venerdì, 11 Dicembre 21:19

CI IMPEGNIAMO A RISPETTARE LE SCIMMIE COLOBUS DEL KENYA?

E’ diventato di moda ai nostri giorni l’uso del termine “sostenibile”. Nessuna azione dell’uomo è valida se non è “sostenibile”. Una nota marca di the addirittura ha scritto sulle bustine: “La sostenibilità è al centro di tutta la nostra attività”. E con la sostenibilità “l’impegno a rispettare l’ambiente e la biodiversità”. La natura insomma è […]

E’ diventato di moda ai nostri giorni l’uso del termine “sostenibile”. Nessuna azione dell’uomo è valida se non è “sostenibile”. Una nota marca di the addirittura ha scritto sulle bustine: “La sostenibilità è al centro di tutta la nostra attività”. E con la sostenibilità “l’impegno a rispettare l’ambiente e la biodiversità”. La natura insomma è diventata una divinità sacra da adorare. Poco ci manca che non venga proposto (o è stato già proposto da qualcuno?!?) di imitare le popolazioni che ricorrono ai sacrifici umani per placare la sua ira vendicatrice. Da qui la ricerca spasmodica delle cause che sarebbero all’origine di un imminente cataclisma dovuto al riscaldamento del pianeta. Le ipotesi sono le più diverse e le più fantasiose: dall’effluvio delle mucche al fumo delle sigarette, passando per il deprecabile consumismo. In ogni caso, infatti, il responsabile del disastro sarebbe sempre e comunque lui, l’uomo. Come cambia la prospettiva filosofico-scientifica! Ai miei tempi (anche allora si parlava di stravolgimenti climatici!) noi giovani studenti, freschi di studi di astronomia e fisica, scherzando (ma non troppo!), attribuivamo la causa del fenomeno ad un “atturtamentu di l’assi terrestri”, alle stesse leggi che regolano il pianeta, cioè. Ma tant’è! Allora si riusciva a distinguere l’inquinamento dal naturale cambio climatico. E soprattutto si aveva chiara l’idea della scala dei valori. All’apice si poneva l’uomo con tutte le sue dimensioni. A seguire, il resto degli esseri viventi (nell’ordine, animali e vegetali) e infine la natura inanimata. Mai e poi mai si sarebbe scritto su una bustina di the: “Ci impegniamo a rispettare le scimmie Colobus del Kenya”, mentre nella stessa regione migliaia e migliaia di bambini muoiono per fame e malattie. Mai e poi mai si sarebbe espressa preoccupazione per una specie animale in via di estinzione, mentre a rischiare di scomparire è l’essere umano. “Est modus in rebus”, dicevano i latini; e, alla luce di tale detto, prima l’uomo, diciamo noi. Certamente buona cosa è rispettare la natura e salvaguardare per quanto possibile le specie animali e vegetali. Ma, solo dopo aver salvaguardato la vita di ogni singolo essere umano. Prima l’uomo!


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