KLEOS - sabato, 19 Marzo 6:02

Emicrania: trovata una soluzione con un’iniezione al mese

Gentili lettori, questo mese parleremo di una sindrome classificata tra le prime 20 più invalidanti della popolazione mondiale, che colpisce gran parte di essa, ma con maggiore incidenza nelle donne. Vedremo che adesso vi è la concreta speranza di una sua completa risoluzione dopo anni di ricerca su una sindrome complessa, che sembra essere più […]

Gentili lettori, questo mese parleremo di una sindrome classificata tra le prime 20 più invalidanti della popolazione mondiale, che colpisce gran parte di essa, ma con maggiore incidenza nelle donne. Vedremo che adesso vi è la concreta speranza di una sua completa risoluzione dopo anni di ricerca su una sindrome complessa, che sembra essere più influenzata dalle cause scatenanti e dai fattori che la precedono piuttosto che dal suo reale e fisiologico decorso. Stiamo parlando dell’emicrania, un fenomeno neurobiologico legato ad alterazioni transitorie del funzionamento di alcune cellule del sistema nervoso, che porta a sintomi estremamente dolorosi ed invalidanti. Tra i fattori scatenanti di un attacco emicranico sono da menzionare gli ormoni estrogeni (che causano appunto frequenti attacchi alle donne), sia fisiologici che somministrati (anticoncezionali orali), alcuni cibi come formaggi, cioccolato e glutine, il rilassamento dopo uno stress sostenuto o dopo un forte sforzo fisico ed anche il fumo di sigaretta, anche passivo. I sintomi rendono l’emicrania un fenomeno particolarmente invalidante, e svariano in tutto il campo della neurologia; infatti si possono avere disturbi visivi, le cosiddette “aure”, che portano ad oscuramento del campo visivo, oppure disturbi motori come stanchezza, formicolii, difficoltà nel linguaggio o vertigini, tutti seguiti da un dolore pulsante e spesso (ma non sempre) localizzato in un solo lato della testa (da ciò emi-crania), per decorrere infine ad un forte fastidio verso la luce ed i rumori, nausea e vomito. Proprio per la sua particolare complessità ci sono voluti anni per riconoscere tale sindrome come una vera e propria patologia, da non curare soltanto con semplici analgesici per combattere il dolore, ma affrontando direttamente le cause neurologiche, che in un passato non molto lontano hanno portato al coinvolgimento di neurotrasmettitori come la serotonina. Essa da molti è definita l’ormone della felicità, la sua concentrazione in particolari aree del cervello è determinante per l’efficacia di molti anti-depressivi, ma la sua presenza in altre aree, purtroppo determina dolore. Per questo sono stati brevettati alcuni farmaci, i famosi triptani, che limitano la sua concentrazione in tali aree del cervello, e per questo motivo riducono od in alcuni casi risolvono le sindromi dolorose. Adesso, nel 2016, finalmente qualcuno ha scoperto una nuova sostanza implicata nella frequenza e nell’intensità degli attacchi: questo qualcuno, come spesso accade, è un’eccellenza italiana, l’ IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, che ha scovato il CGRP (Calcitonin gene related peptide), il cui eccesso nelle cellule cerebrali determina l’insorgere della sindrome emicranica. Ma questa sola scoperta non bastava, era necessario infatti costruire una sostanza, che noi chiameremo anticorpo intelligente, costruito in laboratorio con tecniche di ingegneria genetica, che va a riconoscere il CGRP all’interno delle cellule del sistema nervoso centrale, legarlo ad esso e quindi inattivare la sua funzione biologica. Fatto ciò (che detto in due parole come ho fatto io sembra una passeggiata al chiaro di luna, ma che vi assicuro non lo è), ecco inventato il farmaco, forse usato sotto forma di vaccino, che ha permesso al San Raffaele di Milano (primo istituto in Europa, tra i primi al mondo) a raggiungere questo risultato con anticorpi monoclonali anti-CGRP. Il dr. Piero Barbanti, responsabile del Centro per la diagnosi e terapia delle cefalee e del dolore dell’Irccs San Raffaele Pisana di Roma spiega che “i risultati sperimentali pubblicati finora sono molto promettenti e indicano una riduzione degli attacchi superiore al 62% dopo 3 mesi e un’alta percentuale di responder (74%)”. Dunque nel prossimo futuro l’emicrania cronica si potrà prevenire grazie a un vaccino. L’anticorpo verrà iniettato sottocute una volta al mese per alcuni mesi consecutivi e la tollerabilità sembra essere al momento buona e senza effetti collaterali che invece hanno i farmaci, in quanto il meccanismo sarà quello di un proiettile intelligente che andrà ad inattivare una ed una sola sostanza, ritenuta responsabile a monte di tutta quella serie di eventi a catena che abbiamo prima descritto. In fondo è come vincere la guerra uccidendo solamente il generale, e di conseguenza mandando a casa tutta la rimanente parte dell’esercito. Per il momento il trattamento è destinato ai soli soggetti con emicrania cronica (cioè con almeno 15 giorni di mal di testa al mese da almeno 3 mesi consecutivi), ma non appena i costi per la ricerca saranno un po’ ammortizzati, e sistema sanitario nazionale permettendo, la terapia sarà per tutti.

Fabrizio Barone


Torna alla Home