I partannesi: hic est complesso di superiorità, ORGOGLIO E PREGIUDIZIO E MENZOGNE

di Vito Piazza I partannesi soffrono di umiltà. Che si tratti di un comandamento biblico insistito dalle solite autorità epistemiche per evitare che qualcuno volesse fuggire dalla prigione rappresentata entro le mura di buon senso in cui vive la nostra cittadina l’umiltà è ormai da sempre nel DNA dei partannesi: qui umiltà e obbedienza sono la norma, ogni pensiero divergente è sanzionato, condannato, spesso punito. Non umiliarsi significa innalzarsi dalle prigionie, sentirsi superiore, non innalzarsi a nuove sfide, non uscire dai confini imposti dalla mediocrità. L’umiltà rende sicuri, l’ambizione rende migliori. Ma cosa vuoi migliorare se un popolo intero crede di vivere nel migliore dei mondi possibili? Partanna è ancora feudale e lo dimostra col suo attaccamento ai Grifeo che tutti esaltano, dimenticando le servitù e le angherie del tempo dei principi e dei baroni.
L’umiltà è l’anticamera di tutte le imperfezioni. Il non fare è l’essenza degli umili. ma qualcuno ha detto che chi fa può sbagliare, chi non fa ha già sbagliato.
Ama il prossimo come te stesso non potrebbe essere realizzato se si fosse umili: l’umiltà è la peggiore forma di egoismo: significa volere che gli altri siano umili, come siamo stati costretti a sentirci noi per mancanza di un giusto orgoglio: siamo o non siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio? Questo credo nella cattolicissima Partanna (a parole) non è accettato, forse perché i partannesi credono più ai santi che a Dio – o meglio usano i santi come avvocati in grado di perorare la loro causa (interessi più che bisogni) presso il Padreterno. Di sicuro tra i partannesi l’amor Dei è sopraffatto dal timor Dei. Si vede dai proverbi che apparentemente niente hanno a che fare con la religione: rendere pubblico il proprio curriculo: perché dici di essere stato professore universitario? Ti vanti. Perché principe del foro? Perché tu eri qui un povero Cristo dici che ora in America possiedi una catena di pizzerie? Questi curricula hanno una risposta e una conseguenza corale che si chiama: l’INVIDIA. L’invidia consente ai mediocri di uccidere con le parole chi esce dal ristretto campo psicologico dei partannesi. E continua la tradizione del pettegolezzo imposto dai mediocri che non sopportano chi si colloca su un cielo più alto: Partanna ha rinunciato alle idee e soprattutto al dubbio. Ma c’è umiltà e umiltà come c’è orgoglio e orgoglio.
Non sono certo gli orgogliosi che vanno col cappello in mano a chiedere l’elemosina di un posto di lavoro o un tozzo di pane. Ulisse diventa umile di fronte ai Proci sapendo di poterli fottere al momento opportuno. Nessuno è umile senza ragione. C’è chi è umile per condizione e ci rimane perché non ha le ali per volare dal basso (misera condizione) all’alto. E se invece avesse voglia di migliorare, arriverebbe in alto e potrebbe essere un nobile d’animo cosa impossibile o senza senso se si rimanesse umili. E’ l’orgoglio il volano per non rassegnarsi, per rialzarsi dopo essere caduto laddove gli altri – gli umili – aspetterebbero la solita mano, la stessa che ha fornito loro o lavoro o pane.
La vita è già di per sé, una lunga lezione d’umiltà, a volte un destino che tale sembra essere la vita dell’uno umile senza palle, senza dignità.
Difatti l’umiltà non è un volgare disprezzo di sé: essa è il senso della nostra misera incapacità di comandare agli eventi. Ma quando si deve affrontare un viaggio per un posto sconosciuto e perciò stesso ostile, si ha bisogno di orgoglio. L’emigrante non è – non può – essere umile. L’emigrante è talmente orgoglioso che nel partire è contento non solo di stare lottando per la sua emancipazione e dignità, ma di lasciare lo spazio che toccava a lui ad altri meno orgogliosi, meno coraggiosi.
L’orgoglioso vero non è mai superbo, ha le palle e sa bene che anche sul più alto trono del mondo siamo sempre seduti sul nostro culo.
Cosa diversa è quell’orgoglio immotivato che dipende dall’apparente vanto che i partannesi sanno celare che è un vero e proprio complesso di superiorità.
Non lasciatevi ingannare dai partannesi che a parole fanno continue affermazioni di umiltà. Il complesso di superiorità è connotato da atteggiamenti di supponenza e presunzione, e dalla convinzione di avere capacità e valore personale superiori alla media. Sembrerebbe semplice il riconoscerlo. Dappertutto. Tranne in Sicilia e in particolare a Partanna paese a cui meglio si riferisce il principe del Gattopardo che all’invito di Chevalley che gli chiede come mai i popoli siciliani non abbiano ambizioni, il principe Salina risponde che noi non abbiamo bisogno d’altro: noi siamo dei. Questo orgoglio malato è l’altra faccia dell’umiltà cantata e accettata. Piacere e non piacersi, questo solo è encomiabile.
Può rappresentare un ostacolo alla creazione di relazioni e legami positivi e sani, ed essere il riflesso di profonde insicurezze.
Il complesso di superiorità è una manifestazione psicologica in cui una persona crede di avere capacità e qualità superiori rispetto alla media. Soggetti con questo complesso tendono a valutarsi in modo esageratamente positivo e a mostrare un atteggiamento di superiorità verso gli altri. Più si è umili più si è orgogliosi.
Il complesso di superiorità può essere considerato come l’altra faccia della medaglia del complesso di inferiorità, e può installarsi su un bisogno di compensare, celare, nascondere, evitare a sé stessi un vissuto e una sensazione sottostante di senso di inadeguatezza ,
Il complesso di superiorità può manifestarsi con diverse caratteristiche e sintomi, come l ’eccessiva fiducia in se stessi, nelle proprie abilità, competenze e conoscenze (qui non esiste l’esclusività dovuta ad una vera specializzazione), ogni artigiano è specializzato in tutto, e a parlare sono tutti tuttologi, specie di politica: Sono sommamente timidi e sommamente temerari. Si mostrano timidi quando trattano i propri affari. Sensibili al loro interesse, sono sommamente temerari in fatto di maneggio pubblico ( Da avvertimenti a Marcoantonio Colonna di Scipio De Castro) Nessun interesse perciò per gli aspetti ecologici e non hanno idea che possano pensare un futuro migliore per i propri figli: “mortu je subissatu lu munnu”. Perciò quel futuro o non esiste o è senza speranza. In realtà il valore con cui si giudica una persona è solo arroganza e presunzione: soggetti con un complesso di superiorità considerano gli altri con disprezzo o superiorità, atteggiamento reso possibile dalla scarsa empatia verso gli altri, che sono considerati inferiori o poco meritevoli di attenzione, non di rado accompagnato dalla perenne svalutazione dei successi altrui o dal disprezzo per la debolezza e i fallimenti degli altri.
Eppure gli studi di veri e propri esploratori della mente (non gli attuali psicologi del benessere) dimostrano che il complesso di superiorità (Secondo Alfred Adler, psicologo e allievo di Sigmund Freud) non è altro che una forma di compensazione per i sentimenti di inferiorità intrinseca. I partannesi non sanno di vivere in un mondo fatto di mura spesse di buon senso. E non abbiamo un Sartre che susciti una nausea. Hic optime manebus.
Vito Piazza


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