Idrofuturi, a Gibellina, nel Belice, l’acqua diventa materia del futuro

GIBELLINA – In un tempo in cui, oramai, la crisi idrica è tema d’attualità questa può considerarsi anche come crisi dell’immaginazione? Da questa domanda nasce “Idrofuturi”, il progetto sperimentale e di ricerca artistica che Noemi Pittalà, archivista e Fondatrice della Scuola di Restanza e Futuro a Palermo, e Filippo Gonnella, artista e performer, stanno portando avanti a Gibellina nell’ambito di Plenaria 2026 inserita nel calendario di Gibellina Capitale dell’arte contemporanea. Il progetto prende le mosse da un’ipotesi: prima ancora che nei fiumi e nelle falde, l’acqua manca nelle storie, nelle immagini e nelle parole necessarie per pensarla altrimenti.

«Nel Belice l’acqua ha sempre parlato due lingue: quella della mancanza e quella della lotta per immaginarne un uso diverso – spiega Giuseppe Maiorana, curatore del progetto. Con “Idrofuturi” non partiamo dai dati sulla siccità, che resta un problema anche nello sviluppo del territorio, ma da un vuoto più sottile: quello delle narrazioni che ci mancano per pensare l’acqua altrimenti. In occasione di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea abbiamo voluto dare spazio a questo tema proprio qui, affidandoci agli artisti, capaci di aprire immaginari là dove i dati, da soli, non arrivano. Chiediamo a un territorio che ha già saputo immaginare collettivamente il proprio futuro, con Danilo Dolci, le inchieste e le assemblee, di tornare a farlo, questa volta guardando avanti. Non è un progetto sull’acqua che manca, ma su quella che possiamo ancora desiderare».

Due le fasi del progetto. Quella in corso con la ricognizione dei paesaggi dell’acqua, dalla diga al lago artificiale, dove l’acqua è insieme memoria e infrastruttura. Segue il radunare con “Idromanzia del futuro” a Partanna, un’assemblea immaginativa sulle acque: un cerchio aperto in cui, attorno a una domanda sospesa tra memoria e futuro, le voci del territorio si intrecciano in una polifonia destinata a dare forma all’archivio delle acque future. Chiude questa fase un primo affondo nel reincantare, attraverso la festa come dispositivo in cui corpo, musica e parola sperimentano l’uscita dalla crisi dell’immaginazione e il trasferimento di una potenza condivisa. Tra le due residenze si apre un tempo di sedimentazione, durante il quale i materiali raccolti nel territorio vengono elaborati e sintetizzati. Dall’11 al 13 settembre, la seconda fase ne raccoglie i frutti e porta a compimento il dispositivo, riattivandolo nella Valle di piazza in piazza, dal tramonto all’alba, a partire dal lago urbano di Gibellina.

Nella foto, un momento della residenza di Gonnella e Pittalà in corso a Gibellina.


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