KLEOS - sabato, 13 Luglio 6:39

Il P.A.I. (Piano delle Attività Inclusive) ulteriore adempimento burocratico o strumento programmatorio per rispondere in modo funzionale alle esigenze e ai bisogni di ogni singolo alunno?

Le ultime disposizioni normative, la Direttiva MIUR 27/12/2012 e la  C.M. N° 8/13,  prevedono, nelle scuole, un nuovo adempimento: l’elaborazione del Piano delle Attività Inclusive, un altro strumento di programmazione che deve essere predisposto dal Gruppo di Lavoro per l’Inclusione, GLI, (includente il vecchio GLH) e  approvato dal Collegio dei Docenti. Tale Piano ha il […]

Le ultime disposizioni normative, la Direttiva MIUR 27/12/2012 e la  C.M. N° 8/13,  prevedono, nelle scuole, un nuovo adempimento: l’elaborazione del Piano delle Attività Inclusive, un altro strumento di programmazione che deve essere predisposto dal Gruppo di Lavoro per l’Inclusione, GLI, (includente il vecchio GLH) e  approvato dal Collegio dei Docenti.

Tale Piano ha il compito di  identificare  i punti di  forza e di criticità delle attività inclusive, svolte dalla scuola, e, quindi,  di  predisporre un piano delle risorse da offrire e da richiedere agli EE.LL. e comunque a soggetti pubblici e al privato sociale, per impostare, al meglio, un’adeguata accoglienza degli alunni, con particolare riguardo a quelli con  Bisogni Educativi Speciali.

Il Piano delle Attività Inclusive, PAI, è  parte integrante del POF e, secondo la C.M. n° 8/13, deve essere redatto e  approvato annualmente entro il 30 giugno.  In realtà,  molte scuole hanno manifestato  una forte resistenza nell’applicazione delle nuove indicazioni normative e hanno trovato sostegno nei  Sindacati che hanno accolto e fatto proprie le contestazioni.

Ciò ha costretto il Ministero dell’Istruzione  a inviare la Nota prot n° 1551 del 27-06-13 con la quale affida ai singoli Uffici Scolastici Regionali la definizione della data, entro la quale il PAI va approvato ed inviato agli stessi. In  tale Nota il MIUR  precisa che la prima fase  sarà dedicata alla sperimentazione del PAI e alla raccolta delle buone pratiche. Approfondisce, poi, il significato di programmazione didattica del PAI: “Il P.A.I., infatti, non va inteso come un ulteriore adempimento burocratico, bensì come uno strumento che possa contribuire ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dei processi inclusivi in relazione alla qualità dei “risultati” educativi, per creare un contesto educante dove realizzare concretamente la scuola “per tutti e per ciascuno”.  Nella Nota si chiarisce, ancora, che esso non è un piano per i soli alunni con BES, ma riguarda invece la programmazione generale della didattica della scuola, al fine di migliorare  la  qualità dell’offerta formativa.

Le difficoltà  di apprendimento in generale e i disturbi specifici di apprendimento, sappiamo bene, rappresentano un problema ad alta incidenza nella popolazione scolastica e costituiscono uno dei fattori di disagio e di rischio di dispersione scolastica. Risulta estremamente importante, pertanto, identificare prima possibile tali difficoltà per poter intervenire già nelle prime fasi di acquisizione delle abilità funzionali all’apprendimento. Un intervento precoce, così come richiamato dalla nuova normativa, riesce a generare un recupero funzionale, a ridurre il  disagio affettivo e sociale e a prevenire l’insorgenza di disturbi comportamentali.

Parlare di “bisogni educativi speciali”, che non è una moda, significa basarsi su una concezione di tipo globale della persona, secondo il modello dell’ICF, il modello della classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute, come definito dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS2002).

Ogni Istituzione Scolastica, a prescindere dalle nuove indicazioni, ha il compito della presa in carico di tutte le alunne e di tutti gli alunni, di rispondere in  modo funzionale e  personalizzato  alle loro esigenze e ai loro bisogni, sia che l’alunna o l’alunno presenti difficoltà di apprendimento o di sviluppo delle abilità o di competenze o presenti disturbi di comportamento. Questo implica un’analisi delle situazioni esistenti, una mappatura delle risorse esistenti o da richiedere, una programmazione e pianificazione delle azioni da mettere in campo e  richiede competenza dei docenti nel saper cogliere segnali di disagio o di difficoltà in genere. A ciò si aggiunge la necessità di una fattiva collaborazione tra scuola e famiglia e un approccio integrato tra le due istituzioni educative e i servizi sanitari, nell’ottica di una lettura dei bisogni, nella quale i fattori ambientali si correlano allo stato di salute degli studenti. In questo modo la disabilità o il disagio in genere non riguarda soltanto il singolo individuo che lo manifesta, bensì tutta la comunità in cui egli è inserito e le istituzioni che ne fanno parte.

In questa ottica, a mio avviso, il PAI ben si colloca all’interno del POF e nel quadro auto-valutativo e valutativo della qualità della scuola, che dovrà quanto prima realizzarsi, a seguito dell’apposito decreto legislativo dell’8 gennaio 2013.

Vita Biundo

Dirigente Scolastico

IISS “ Liceo Adria-Ballatore”  Mazara del Vallo

 


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