KLEOS - domenica, 20 Luglio 9:31

Il trauma psicologico e il risveglio di parti velate del sé

Un crescente numero di persone si confronta nella propria vita con eventi altamente stressanti che possono rappresentare veri e propri traumi. Il confronto con tali esperienze traumatiche può lasciare ferite che si rimarginano o segni indelebili che possono cronicizzarsi, compromettendo la normale funzionalità di un individuo. Quando si parla di “trauma psicologico” ci si riferisce […]

psicologia-300x220Un crescente numero di persone si confronta nella propria vita con eventi altamente stressanti che possono rappresentare veri e propri traumi. Il confronto con tali esperienze traumatiche può lasciare ferite che si rimarginano o segni indelebili che possono cronicizzarsi, compromettendo la normale funzionalità di un individuo. Quando si parla di “trauma psicologico” ci si riferisce agli effetti sulla mente e sul comportamento prodotti da un evento fisico, psicologico o sociale altamente stressante. I primi studi sugli effetti cronici post-traumatici ritenevano il trauma psicologico come la conseguenza di un evento traumatico, ossia di un agente patogeno costituito da una condizione estrema collocata idealmente al di fuori delle esperienze umane comuni (DSM III). Secondo questa prima discriminazione specifica degli eventi in grado di generare un trauma psicologico, venivano ritenuti “eventi traumatici” soprattutto diversi accadimenti di natura obiettivamente grave e straordinaria, quali violenze fisiche, abusi sessuali, disastri naturali (terremoti, alluvioni, ecc.), disastri tecnologici (incidenti chimici, nucleari, danni energetici, ecc.), guerre, torture, incidenti e rapimenti. Ben presto, tuttavia, le osservazioni cliniche hanno mostrato che esistono delle persone che presentano chiaramente sintomatologie post-traumatiche pur non essendo stati esposti ad eventi oggettivamente estremi. Ciò ha generato la caduta dell’assunto secondo il quale “è una situazione grave che produce una reazione estrema”, anche grazie all’osservazione di opposti casi di individui esposti a stress apicali senza la manifestazione di segni di trauma psichico. In tal modo, il criterio principale che permette di circoscrivere le condizioni in grado di generare traumi psicologici è stato rivisitato e collegato a fattori soggettivi, piuttosto che alle caratteristiche oggettive degli eventi affrontati. Pertanto, si è evidenziato che la stessa sindrome post-traumatica può essere generata da una ampia gamma di situazioni la cui gravità non è insita nell’evento, bensì derivante dall’ “interpretazione traumatizzante” dello stesso e dai conseguenti vissuti emotivi che ne derivano. A tal proposito possono essere attribuiti significati traumatizzanti a qualsiasi evento negativo in cui una persona vive direttamente o come testimone di uno o più situazioni connesse alla morte reale o temuta, ovvero in cui sperimenti una minaccia per la propria o altrui incolumità fisica, tale da mettere a dura prova il senso di sicurezza psicologica. Il vissuto di timore o danno, derivante dall’interpretazione soggettiva, e spesso inconsapevole, dell’evento affrontato si accompagna a risposte di intensa paura, di impotenza e di orrore (DSM IV). Questa visione più ampia dei fattori traumatizzanti permette di comprendere perché spesso i sintomi di un disturbo post-traumatico possono comparire anche in seguito a situazioni naturalmente presenti nella vita umana, quali malattie o lutti, nel corso delle quali la percezione soggettiva può diventare traumatizzante (March J.S., 1993). Sono state individuate diverse possibili strade che possono essere seguite dopo lo scontro con un evento scioccante: esse costituiscono i diversi esiti post-traumatici. La resilienza rappresenta il percorso post-traumatico più favorevole in cui si evidenzia una tendenza a mantenere un equilibrio stabile nel funzionamento, nonostante dei possibili ed umani malesseri transitori. Questa importante capacità di conservare un certo grado di integrità e salute psicofisica di fronte agli stress e ai traumi è paragonabile ad una reazione psicologica efficace simile a quella messa in atto fisicamente da parte del sistema immunitario quando il corpo combatte e sconfigge un attacco infettivo (Oliviero Ferrari A., 2003). Una sintomatologia temporanea post-traumatica parziale, il cosiddetto disagio sottosoglia, o un vero e proprio Disturbo Acuto da Stress, possono essere considerati frequenti e transitori in seguito ad eventi ad alto impatto emotivo, soprattutto in seguito al confronto con i tradizionali “eventi oggettivamente traumatici”. In ogni caso, spesso l’iperattivazione emozionale che può nascere da situazioni anche ordinarie può generare sintomi di trauma psicologico passeggeri che tendono ad una guarigione o recovery, in gran parte dei casi, nell’arco di quattro settimane. Tale guarigione generalmente è connessa ad una rapida e positiva rielaborazione della situazione affrontata, una possibilità che è legata a risorse psicologiche, attivate spesso anche grazie al supporto sociale e all’aiuto professionale, che è estremamente importante predisporre in modo preventivo quando gli eventi sono oggettivamente disastrosi e ad elevata influenza psichica. In altre situazioni invece il decorso è profondamente diverso e una persona non è sempre in grado di mobilitare le proprie risorse personali o di attingere a quelle familiari e sociali. In tali casi si possono sviluppare, in modo cronico a partire dalle forme acute o con impatto ritardato a partire da iniziali evoluzioni positive, dei sintomi caratteristici del cosiddetto Disturbo Post-traumatico da Stress che si configura come una comparsa di sintomi peculiari nel breve o lungo termine o un perpetrarsi per oltre un mese della forma acuta di disturbo post-traumatico (DSM IV TR). Molte persone, reduci da esperienze orribili o che si sono confrontate con prove estremamente dure della vita, hanno mostrato che il trauma può portare con se anche un aspetto forte e potente, rappresentando una forza misteriosa di cambiamento positivo e di crescita personale. Diversi studi si sono concentrati su tale cosiddetta “crescita post-traumatica” o “post-traumatic growth”, ossia sulla possibilità di arricchirsi e di trasformare un episodio negativo di vita in una fonte di trasformazione positiva, in uno stimolo al miglioramento, attraverso delle capacità che sembrano svilupparsi in stretta connessione con la riscoperta di una capacità di fronteggiare eventi anche molto critici. Va precisato che questo aspetto positivo che si può riscontrare spesso in concomitanza di un trauma psicologico non corrisponde necessariamente ad un percorso di evoluzione positiva della sintomatologia, ma può coesistere con delle problematiche post-traumatiche, così come con una completa guarigione. Una caratteristica fondamentale che accomuna tutti gli eventi traumatici in grado di far cambiare positivamente chi li affronta è il loro potere di impatto psicologico, cioè la loro particolare gravità, tale da mettere in crisi il sistema di assunzioni di riferimento della persona. La capacità di crescere dopo aver affrontato una situazione traumatica è molto più frequente nelle donne e decresce in modo proporzionale con l’aumentare dell’età. Le aree principalmente coinvolte nella crescita post-traumatica sono tre: 1. la percezione di sé; 2. la filosofia di vita; 3. le relazioni interpersonali. Con riguardo al primo aspetto, spesso si osservano dei cambiamenti post-traumatici positivi nella consapevolezza di sé, delle proprie forze e capacità, delle risorse interiori con lo sviluppo di un atteggiamento più ottimista verso il futuro e di progetti concreti per raggiungere degli obiettivi di vita. Spesso cresce il senso di efficacia e si manifesta una migliore autostima attraverso le attività che connotano il proprio stile di vita. È frequente anche osservare un cambiamento nella propria filosofia di vita, con la crescita della dedizione a questioni spirituali nonché una trasformazione degli atteggiamenti nei confronti della vita e della scala di priorità di valori, che nasce da una messa in discussione dei principali temi sull’esistenza umana. Un altro aspetto che spesso appare rinnovato positivamente dopo l’esperienza traumatica è quello che riguarda la ricchezza dei rapporti con le persone care. Il confronto con elementi negativi della vita, infatti, sembra in grado di far apprezzare maggiormente la semplicità e l’importanza di rapporti più profondi con le persone considerate più care, mentre si allargano le capacità di manifestare con fiducia le proprie emozioni e di apprezzare l’aiuto e la vicinanza degli altri. Infine, una particolare capacità emotiva che è spesso amplificata dalle esperienze traumatiche è quella di empatia: sembra infatti che la sofferenza insegni a comprendere meglio le altre persone, sostenendo una capacità emozionale che risulta estremamente utile per coltivare rapporti che possono costituire una risorsa fondamentale per il superamento di stati di disagio.

Marilena Pipitone


Torna alla Home