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La connotazione – Poesia e dintorni a cura di Tino Traina

Nella comunicazione ordinaria e in quella colta non è raro che parole diverse vengano utilizzate per dire la stessa cosa o per esprimere lo stesso concetto. È quanto avviene con l’uso dei sinònimi, la cui interscambiabilità è connessa ad una certa identità di significato (gatto-micio; pantaloni-calzoni; insegnante-docente; vigliacco-codardo; netturbino-spazzino; ecc..) o con l’uso di parole […]

Nella comunicazione ordinaria e in quella colta non è raro che parole diverse vengano utilizzate per dire la stessa cosa o per esprimere lo stesso concetto.

È quanto avviene con l’uso dei sinònimi, la cui interscambiabilità è connessa ad una certa identità di significato (gatto-micio; pantaloni-calzoni; insegnante-docente; vigliacco-codardo; netturbino-spazzino; ecc..) o con l’uso di parole straniere ( cane-chien-dog).

È invece eccezionale che la stessa parola possa essere utilizzata per dire cose diverse, fatta eccezione ovviamente per gli omònimi che siano anche omògrafi ed omòfoni come lira, miglio, amo, ora, tasso,diritto, capitale, interesse, ecc.

Tale eccezionalità riguarda però la comunicazione ordinaria, quella colta e quella letteraria ma non poetica, che si avvalgono di un linguaggio denotativo, cioè descrittivo-referenziale; ma non riguarda il linguaggio poetico per il quale l’uso della stessa parola per dire cose diverse è una regola.

La parola, cioè il segno dal punto di vista linguistico, è il risultato di lunghissimi processi di significazione che hanno origine dai suoni vocali che i nostri antenati emettevano in comunità per comunicare tra di loro.

Suoni a cui via via sono stati abbinati dei significati sempre più precisi e successivamente delle forme (disegni, simboli, lettere) quando sono stati tradotti in scrittura.

Forse alcuni di quei suoni primordiali ed informi sono ancora presenti nei nostri linguaggi dei nostri primi mesi di vita o nelle nostre agonie terminali o nel grande dolore dell’anima quando non troviamo le parole per esprimerlo.

Si comprende come tale abbinamento nella parola della componente fisica suono (il significante) alla componente concettuale contenuto (il significato), sia arbitrario e quindi convenzionale.

Infatti quel fiore che noi abbiamo chiamato “rosa” non profumerebbe di meno se lo chiamassimo “acqua”, né quest’ultima bagnerebbe di meno se la chiamassimo “rosa”;

basta rimettersi d’accordo sulle nuove denominazioni e rielevarle a norma rispettata da tutti.

Tornando al processo di significazione, a quel processo cioè che porta alla costituzione del segno-parola come unione arbitraria e convenzionale di un significante e di un significato, dobbiamo considerare e distinguere un processo di significazione primaria e un processo di significazione secondaria.

Il processo di significazione primaria è quello che porta all’acquisizione del significato di base, cioè alla parola-segno che caratterizza il linguaggio denotativo della comunicazione ordinaria.

Esso è un linguaggio descrittivo-referenziale poiché deve denotare, descrivere, riferire in modo da rendere possibile la comprensione di ciò che si vuole comunicare.

Si comprende come, in questo tipo di linguaggio, il rapporto significante-significato debba essere necessariamente rigido e fisso, un significante-un significato per cui con “rosa” indicheremo solo e soltanto il corrispettivo fiore e con “acqua” solo e soltanto il corrispettivo liquido, così come si è convenzionalmente convenuto ed elevato a norma per tutti.

In questo modo rendiamo possibile la comunicazione tra noi e la comprensione di ciò che comunichiamo.

Il processo di significazione secondaria è quello che consente alla parola-segno di non limitarsi al rapporto significante-significato di base o primario, ma di potersi espandere dal punto di vista semantico.

Si tratta del linguaggio connotativo, da cum notare che appunto vuol dire” con più significati”, che è quello utilizzato nella comunicazione letteraria, soprattutto poetica.

Volendo riprendere i suddetti esempi in versione connotativa, dicendo” non c’è rosa senza spine” oppure “ pescare in acque torbide” abbiamo realizzato, grazie ad uno slittamento metaforico delle parole “rosa ed acqua”, un ampliamento del loro significato di base che ora vuole dire altro e di più rispetto al solo significato di fiore e di liquido.

È infatti il Poeta che rende mobile, nella parola-segno, il rapporto significante-significato, restituendo al significante una propria autonomia che gli consentirà di assumere altri significati; si tratta di quella semantizzazione del significante che è la base di tutta la complessa serie di figure retoriche cui fa riferimento la letterarietà di un testo poetico.   (t.t.).


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