KLEOS - sabato, 15 Dicembre 15:18

La democrazia è bella… però

Che ne dite di fare un sondaggio per verificare quanti, di fronte ai risultati dei lavori effettuati sui marciapiedi del corso Vittorio Emanuele, non abbiano ricordato la celebre frase “tanto rumore per nulla” o quella ancor più nota “la montagna ha partorito un topolino”? Diciamoci la verità, ci si aspettava un effetto simile a quello […]

Che ne dite di fare un sondaggio per verificare quanti, di fronte ai risultati dei lavori effettuati sui marciapiedi del corso Vittorio Emanuele,
non abbiano ricordato la celebre frase “tanto rumore per nulla” o quella ancor più nota “la montagna ha partorito un topolino”? Diciamoci la verità, ci si aspettava un effetto simile a quello del Castello o della chiesetta di S. Lucia e invece, chissà perché, è … venuto fuori un “flop”. Ma non è di questo che voglio parlare, quanto del procedimento attraverso cui si arriva alla scelta di un progetto piuttosto che di un altro. E qui il discorso si innalza…a livello costituzionale. E sì, perché, per dettato costituzionale, il compito di amministrare spetta ai rappresentanti del popolo. E però, siamo proprio sicuri che gli eletti siano,
sempre ed in ogni caso (quasi per antonomasia), i più competenti in ogni e qualsiasi campo? Che abbiano ottenuto il massimo dei suffragi non c’è alcun dubbio. Ma che la capacità di raggranellare voti coincida necessariamente con la capacità di amministrare è ancora tutto da dimostrare. Anzi…E allora, mi si dirà, come si può uscire da questo labirinto? Semplice. Si tratta di rendere in qualche modo possibile la partecipazione alla vita del Comune di quelle personalità di provata competenza in campo sociale, economico, culturale, estetico, che, per ritrosia o per impossibilità di dedicarsi a tempo pieno alla gestione della cosa pubblica, si tengono lontane dall’agone politico. E non mi pare che questo sia di difficile attuazione.
Basterebbe, infatti, mettere in atto quanto lo stesso Statuto Comunale prevede agli artt. 85 e seg.; e segnatamente all’art. 92 che così recita: “Per favorire la partecipazione dei cittadini all’amministrazione locale, il Comune costituisce le Consulte Comunali a cui gli organi elettivi possono richiedere parere e collaborazione”. Che ne pensa, signor Sindaco? Che gliene pare, signor Presidente del Consiglio? Sapeste quanti errori si sarebbero evitati! Quanti soldi pubblici sarebbero stati incanalati in opere e servizi utili e duraturi! Chiedere consigli e collaborazione, confrontarsi con la cosiddetta “società civile” nel momento in cui si trattano le sorti della comunità non è segno di debolezza, quanto piuttosto consapevolezza che la democrazia è partecipazione diffusa e responsabile.


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