La Fiera del Bestiame, un evento importante per Partanna

Seconda domenica di Aprile, una giornata uggiosa, quasi fuori dalla logica primaverile ma il clima, almeno quello, non lo decide l’uomo. Mi sono svegliata e vedendo che fuori pioveva mi sentivo triste, però pensando che era la seconda domenica del mese mi sono rallegrata: era il giorno della fiera del bestiame e per me, studentessa di medicina veterinaria ormai alla fine del percorso universitario e prossima alla laurea, per la specificità che presentava, era un evento che attendevo. Come per me, era una giornata attesa da centinaia, se non migliaia di Persone, che venendo da molti paesi della provincia di Trapani ma anche dei centri vicini dalle province di Agrigento e Palermo, recandosi alla fiera del bestiame di Partanna avrebbero vissuto un momento di festa. La celebrazione di questo “rito” mensile, infatti, era occasione di incontro, di socializzazione, di festa vera, ma anche momento per affari, acquisti unici di animali e corredi necessari alla loro cura e gestione; era anche occasione per acquistare attrezzi e utensili necessari sia in zootecnia che in agricoltura. Per questo motivo, quella giornata uggiosa, nel mio pensiero immaginario, si era trasformata, come se un raggio di sole avesse oltrepassato le nubi per arrivare fin sulla terra ad allietare gli uomini. Mi stavo disponendo a uscire con il mio papà, come ho sempre fatto fin da piccola, per andare a questa unica e rituale “festa”. Invece, quel giorno, papà mi comunicava che da qualche mese, per presunte violenze sugli animali evidenziate da un gruppo di animalisti e per la paura di qualche amministratore, Sindaco in testa, la fiera non avrebbe più avuto luogo. Vi lascio immaginare il mio sconforto e la delusione che, come me, credo avranno provato anche tanti ragazzi, donne ed uomini che aspettavano con ansia questo giorno per vivere uno straordinario momento di festa. Non è mia intenzione entrare nel merito delle circostanze particolari che hanno portato gli animalisti a fare certe considerazioni o gli amministratori a prendere quelle decisioni, ma ritengo che sia gli uni che gli altri abbiano agito senza pensare alle gravi conseguenze che hanno determinato con le loro iniziative e le decisioni adottate. Hanno distrutto un mondo in cui il lavoro dell’uomo, sia artigianale che del commercio, rappresentava un “utile” per tante famiglie e, in questi tempi di crisi, disincentivare tali iniziative sembra quasi un delitto. Hanno impedito l’attuazione di “scambi” dei prodotti della terra, di acquisto di animali, ma hanno soprattutto impedito lo scambio di intenti e un’ottima occasione di socializzazione tra la gente. Sento quasi che la gestione di un fenomeno di interesse sociale elevato sia stata tradita da incapacità e paura, con la conseguente riflessione che forse sarebbe meglio che certi politici, braccia tolte alla terra, decidessero di dedicarsi ad altro anziché ad amministrare la Cosa Pubblica. Ma questi incapaci, hanno deluso, credo, non solo il mio ma anche il pensiero di tanti ragazzi, giovani ed adulti che nel loro immaginario vedevano nella fiera del bestiame, la seconda domenica di ogni mese, un’occasione e un modo diverso di socializzare e vivere la loro terra, mondo ancora legato all’agricoltura e alla pastorizia, che oggi sarà certamente più povera. Trovare le ragioni che hanno portato al venir meno di un’occasione così importante è necessario e va fatto; avere la capacità e la forza per legittimare le scelte è un dovere che ogni amministratore deve assolutamente attuare e difendere; ritornare a far rivivere questo evento non è solo giusto, ma doveroso nei confronti dei Partannesi (e non solo). In un periodo in cui si ricorre a saggi ed esperti per qualsiasi decisione, sembra superficiale prendere decisioni così drastiche senza avere un supporto scientifico che legittimi la chiusura di una festa così importante per tante persone.

Concetta Farina Studentessa di Medicina Veterinaria presso l’Università di Perugia


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