KLEOS - sabato, 23 Gennaio 14:25

L’amaxofobia: la Paura di Guidare

L’aumento del numero di persone che si muovono abitualmente in auto ha portato la guida tra le attività che tante persone svolgono quotidianamente. Conseguentemente guidare è diventato, al contempo, un’attività maggiormente impegnativa rispetto al passato dal momento che le strade sono diventate sempre più affollate. Spesso, stare al volante si è trasformato in un fattore […]

L’aumento del numero di persone che si muovono abitualmente in auto ha portato la guida tra le attività che tante persone svolgono quotidianamente. Conseguentemente guidare è diventato, al contempo, un’attività maggiormente impegnativa rispetto al passato dal momento che le strade sono diventate sempre più affollate. Spesso, stare al volante si è trasformato in un fattore di stress in grado di sostenere disturbi d’ansia diventando una situazione temuta che, per un crescente numero di persone, è in grado di generare una vera e propria fobia conosciuta come “amaxofobia”. Tale termine deriva dal termine greco antico “amaxos” che significa “carro” e designa il comportamento di rifiuto a condurre qualsiasi mezzo di trasporto.

Nella mente dell’automobilista vanno a confluire una serie di fattori quali Paure nella paura.

La paura di guidare rappresenta una fobia ben definita, ovvero una paura esagerata e irrazionale nei confronti di una determinata situazione, quella di guida, che da altri non è percepita come un reale pericolo né come una situazione di estremo fastidio o sofferenza. Il timore di guidare si può manifestare a diversi livelli, spesso distinti solo dal punto di vista teorico, dal momento che le diverse espressioni dell’amaxofobia spesso coesistono. Nello specifico:

• a livello emotivo è possibile che si manifesti la cosiddetta “ansia anticipatoria” con preoccupazione solo all’idea di dover guidare;

• a livello del pensiero possono presentarsi “fantasie negative” prima di salire in auto o all’idea di mettere in moto e guidare;

• a livello fisiologico si possono avvertire diverse reazioni di disagio psichico e di agitazione emotiva costituite da senso di confusione, tensione nei muscoli, nodo alla gola, sudorazione, tachicardia, aumento del ritmo respiratorio, ecc…fino all’attivazione di un vero e proprio attacco di panico con paura di svenire o di morire;

• a livello comportamentale si possono manifestare reazioni di evitamento con la messa in atto di strategie alternative per evitare il problema (es. uso di mezzi pubblici o andare a piedi).

Dietro la stessa generica paura di mettersi al volante si possono individuare numerose situazioni specifiche che suscitano un differente livello di attivazione fobica in persone diverse. Nell’amaxofobia vengono frequentemente circoscritte delle situazioni precise e simboliche in cui si teme maggiormente di guidare, ad esempio spesso si teme di

• guidare da soli (senza nessuno accanto);

• guidare in posti desolati (senza nessuno intorno);

• guidare in autostrada o scorrimenti veloci;

• guidare in posti bui o gallerie;

• attraversare ponti o guidare lungo strutture instabili;

• guidare nel traffico o rimanere bloccati in esso;

• allontanarsi da casa.

Qualche volta non vengono individuate delle situazioni specifiche che mettono in allarme, bensì eventi che si teme che si verifichino mentre si è alla guida, ad esempio, si ha paura di

• sentirsi male;

• perdersi e trovarsi disorientati;

• guidare male (es. non saper posteggiare o passare tra due macchine strette);

• perdere il controllo dell’auto e farsi male o far male a qualcuno;

• trovarsi di fronte a condizioni metereologiche molto difficili (es. frane, tempeste, ecc.);

• essere colti da un raptus suicida o omicida;

• trovarsi in altre condizioni temute (es. posti chiusi per i claustrofobici, posti aperti per gli agorafobici). Come superare tale fobia? Con dei percorsi terapeutici adatti spesso dietro la medesima paura di mettersi alla guida, che accomuna più persone, esistono meccanismi psicologici estremamente diversi, spesso tra loro interconnessi e presenti simultaneamente.

I pensieri e le emozioni, più o meno consapevoli, attraverso i quali le persone innescano tale paura possono riguardare diversi vissuti intrapsichici richiamati dall’atto di guidare. Questi ultimi costituiscono le principali componenti psicodinamiche da cui origina il problema dell’amaxofobia e sulle quali un percorso terapeutico mirato può concentrarsi. La prima delle principali dinamiche psichiche connesse alla guida è il vissuto del potere di allontanarsi, poiché condurre un veicolo consente di rivivere la “libertà di andare”, una possibilità che risponde all’arcaico “impulso di movimento” ma che spesso viene vissuta in modo ambivalente, ossia tanto quanto qualcosa di desiderato che quanto qualcosa di temuto. L’amaxofobia appare conseguentemente spesso intimamente legata al desiderio, bloccato o non del tutto risolto, di crescita e di affermazione di sé stessi, frustrato da esperienze iperprotettive che possono ridurre la possibilità di sviluppare un sufficiente senso di padronanza e controllo delle situazioni circostanti (Bowlby J., 1989).

In numerosi casi, un secondo aspetto che si nasconde dietro l’amaxofobia è l’eccessiva concezione negativa dell’altro alla guida (o semplicemente per strada).

In altri casi la fobia del guidare sembra rafforzarsi attraverso un terzo ingrediente psicologico: l’insicurezza e la bassa stima nelle proprie capacità di gestire la maggior parte delle situazioni ordinarie o straordinarie connesse alla guida (es. posti di blocco, posteggi, eventuali incidenti o liti, ecc.).

La diagnosi di amaxofobia rientra nei i casi di “fobie specifiche” e viene riscontrata più spesso nelle donne. Al fine di affrontare e superare la paura di guidare occorre, come primo passo, effettuare una valutazione delle manifestazioni individuali del problema, raccogliendo i sintomi specifici e valutandone l’intensità, unitamente all’approfondimento della conoscenza delle caratteristiche di personalità e delle risorse della persona che vive la paura. Costruire una graduatoria delle situazioni temute alla guida, facendo una differenza rispetto all’intensità, consente di raccogliere dati che, insieme ad un esperto di metodi cognitivo-comportamentali, possono essere utili per avviare processi guidati di desensibilizzazione graduale.

Marilena Pipitone


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