PALERMO – Le Vie dei Tesori chiude il suo diciannovesimo anno di attività confermando la solidità del modello e la capacità di crescere: 251.098 ingressi complessivi, oltre tremila in più rispetto al 2024, con un impatto economico diretto e indiretto che sfiora gli 8 milioni di euro (7.939.131 euro) nelle città coinvolte.
Secondo il report commissionato a OTIE (l’Osservatorio sul turismo nelle isole europee, guidato da Giovanni Ruggieri, docente di Economia del Turismo), tra il 20 settembre e il 16 novembre, sedici città siciliane e una lombarda (Mantova, dove il festival è ormai una realtà strutturata) si sono trasformate in un unico grande racconto corale, aprendo al pubblico luoghi spesso inaccessibili, cantieri, archivi, palazzi storici, spazi produttivi, siti della memoria civile e paesaggi naturali. Non solo visite, ma esperienze, passeggiate d’autore, itinerari tematici, progetti educativi e sperimentazioni digitali: un festival che intreccia patrimonio, innovazione e partecipazione civica.
Il monitoraggio OTIE restituisce una fotografia chiara dell’andamento del Festival nei singoli territori. Palermo guida la classifica con 164.769 ingressi, seguita da Catania (20.336); ma è Ragusa (13.975), la vera sorpresa di questa edizione che registra un incremento superiore al 140 per cento rispetto all’anno scorso. Anche Enna cresce parecchio e raggiunge le 6.657 presenze (oltre 2000 in più dello scorso anno).
Trapani conferma assolutamente l’attrattività consueta (7.144 presenze), e così anche Messina (5.382) che ha visto premiata la scelta di siti inconsueti, come anche Caltanissetta (è in crescita con 3.764 visitatori), e Bagheria (6.629), tutte città che consolidano una partecipazione ormai stabile. Mazara del Vallo (3.705), Alcamo (3.491), Termini Imerese (3.347), Marsala (3137), Sciacca (2978) e Carini (2509) confermano una buona tenuta dei numeri.
Chiudono Leonforte (1.762) e Corleone (1.513), che pur con dati più contenuti mostrano una forte partecipazione della comunità locale e ampi margini di crescita legati alla qualità dell’offerta culturale.
Il Trapanese è sempre una potenza visto che sfiora le 17.500 presenze nelle quattro città partecipanti: la parte del leone la fa sempre Trapani dove non si riesce a far scendere dal podio la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio con i 20 gruppi scultorei dei Misteri; la seguono da vicino la seicentesca Torre di Ligny con il museo civico, ma si aggiunge anche lo splendidi e delicatamente liberty Villino Nasi, di solito inaccessibile. Marsala ha investito le sue forze sui siti archeologici e infetti l’ipogeo di Crispia Salvia è il sito più visitato, seguito dalla splendida terrazza di palazzo VII aprile, e dal complesso San Pietro con la collezione dei musei civici. A Mazara si è riannodato il filo delle chiese arabo normanne, è stata molto visitata la chiesa di san Francesco come anche il seicentesco Collegio dei Gesuiti con le opere di Pietro Consagra; e curiosità ha suscitato anche la storia del Teatro Garibaldi. Alcamo ricalca perfettamente i siti più amati dello scorso anno: quindi il fascino del Castello dei Conti di Modica nel centro della cittadina e la Tonnara Foderà ai Magazzini dove si cammina veramente a pelo d’acqua; e continua ad meravigliare la vista inedita dalla cupola della Chiesa Madre.
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