KLEOS - martedì, 20 Giugno 10:31

Ordinanza sindacale sul randagismo: la fiera delle contraddizioni

Ma, insomma, il randagismo si vuole eliminare o no? Un’Ordinanza Sindacale (da qui in avanti riportiamo tra virgolette e in carattere corsivo le frasi estrapolate dalla Notifica), ha sancito solennemente che l’Amministrazione Civica intende “tutelare la pubblica incolumità” (immagino, delle persone!), “contestualmente alla salvaguardia del benessere degli animali” (canini, re-immagino!), mediante “misure atte ad arginare […]

Ma, insomma, il randagismo si vuole eliminare o no? Un’Ordinanza Sindacale (da qui in avanti riportiamo tra virgolette e in carattere corsivo le frasi estrapolate dalla Notifica), ha sancito solennemente che l’Amministrazione Civica intende “tutelare la pubblica incolumità” (immagino, delle persone!), “contestualmente alla salvaguardia del benessere degli animali” (canini, re-immagino!), mediante “misure atte ad arginare il fenomeno […] del randagismo”. Fulmini e saette! Ecco la soluzione magica: “registrazione all’anagrafe canina”. Tutto qua? Magari! Il bello viene dopo, e siamo alla fiera delle contraddizioni. Sentite questa: “chi intende dar da mangiare ai randagi potrà farlo […] sulle aree pubbliche dove gli animali trovano abituale rifugio”. Ma, fatemi capire, non significa, questo, legittimare il girovagare di cani senza padroni? E d’altronde, quando si consente la “segnalazione della scomparsa dell’animale”, non si dà implicitamente l’indicazione di come liberarsene quando la sua presenza diventa ingombrante? Alla faccia della “lotta al randagismo”! A meno che per “lotta al randagismo” non s’intenda soltanto “pulizia dei luoghi e decoro urbano”. Allora ditelo che si tratta di un problema di Nettezza Urbana! Non si vuole, cioè, disincentivare il randagismo, quanto regolamentare la “somministrazione del cibo su area pubblica”. Non per niente l’Ordinanza in questione fa obbligo “ai proprietari di cani a munirsi di kit per l’eventuale raccolta delle deiezioni solide”. Dove, il termine “eventuale” associato a quello di “raccolta” la dice lunga sulla fiducia nella sua osservanza. La verità è che l’Ordinanza procede in modo sinuoso: “Sì, però … E’ così, ma anche … E’ vietato, tuttavia …”. Come per l’obbligo di applicare al cane “la museruola […] in caso di rischio per l’incolumità delle persone”? Significa, forse, che “il rischio” può essere preventivato? E quanto ai cani che “possono essere tenuti sciolti nel territorio rurale del Comune”, per “territorio rurale” si intendono anche le varie zone di villeggiatura e per “cani” si intendono soltanto quelli dei pastori? In tutto questo guazzabuglio, comunque, aleggia un Convitato di Pietra: il Canile Comunale. Che fine ha fatto? Non doveva servire ad eliminare il fenomeno del randagismo?


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