Su Kleos La Pagina critica di Vito Piazza. Partanna è piena di scrittori e di poeti. Tanti, tantissimi. Troppi? Il giudizio sarebbe soggettivo e Orazio – uno dei tanti artisti e letterati che il nuovo istituto magistrale ha espunto dal curriculum studi – soleva dire: “Scrivere va bene, ma costringere gli altri a leggere, perché?”. Già, perché? Le motivazioni sono tante ma scarteremo quelle che attengono alla semplice rappresentazione del proprio IO che – si badi bene – non è EGOISMO. Ma Egocentrismo. La differenza? L’egoismo attiene ad una posizione MORALE (ed è una brutta bestia di cui soffrono i partannesi tutti: “ad un palmo dal mio culo può succedere di tutto; mortu je, subissatu lu munnu” ecc) mentre l’egocentrismo è frutto di una posizione cognitiva: l’uomo. “L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono”; è una frase di Protagora. Significa che la realtà è relativa e soggettiva, non esiste una verità assoluta, ma solo le percezioni individuali. In altre parole, ogni individuo è il proprio metro di misura e la realtà è vista e interpretata in modo diverso da ciascuno.
Le donne bigotte e quelle che si professano e promettono benessere confondono egoismo con egocentrismo, oltre al fatto che si vantano di conoscere cose che non conoscono e quindi costringono a scrivere, dato che risulta impossibile trovare comprensione tra coloro che pretendono di conoscere l’anima mentre il loro curriculum studi percorso sembra diretto ad accrescere una ipertrofia dell’ego ignota ai comuni mortali. L’egocentrismo è rapportare tutto a sè, ai propri paradigmi mentali per una ragione etica: sopravvivere in un mondo – quello partannese – in cui prevalgono le ragioni della forza invece che la forza della ragione. Sembra che tutto sia chiaro e che i pettegolezzi non debbano trovare qui alcun posto: invece Partanna è dominata da una maledizione biblica: tu nasci partannese, ma potrai mantenere questa identità solo se ti accodi alla maggioranza epistemica: conformismo conformismo conformismo. Ma la regola (tante regole) non è tale senza eccezione. Ci sono studiosi veri (e ricordiamo Stefano Cascio che ricerca e racconta con rigore), ci sono poeti veri (come Tino Traina che se vivesse a Milano sarebbe conosciuto e riconosciuto) e ci sono altri testimoni che pur non essendo narratori danno coi loro racconti senza velleità letterarie il cuore di Partanna. Ce ne sono tanti – e mi scuso con coloro che non cito – che collocano Partanna in un borgo medioevale: Italo Profera, milanese d’adozione, ma con vivo sangue partannese, a dispetto di velleitari sedicenti rappresentanti della vera anima del popolo partannese: si veda il social diseducativo e comandato da persone che si arrogano il nome di ‘Partanna mpinta a malabanna’, un social che pubblica continuamente cose futili. Non sempre scrivere fa bene al popolo, ma chi se ne serve giudica Partanna come “cosa” sua. Cosa nostra? A Partanna c’è solo cosa loro. Non sempre fare poesia significa prosa con l’andare a capo, non sempre chi crede di rappresentare Partanna, rappresenta la vera anima partannese. Meglio i racconti semplici. Come quelli di Italo Profera. Degli altri, sponsorizzati dai social? E’ vero: un bel tacer non fu mai scritto.
Vito Piazza



