Parva Favilla: Riaprono le scuole tra incongruenze nel calendario scolastico e nell’orario delle lezioni

PARTANNA – Rubrica Parva Favilla di settembre 2025.
Come un frutto di stagione, invariabilmente ogni anno a settembre si riaprono le scuole. E come per i frutti di stagione invariabilmente anche per la scuola non si riesce a fissare la data della “maturazione”. Mi si dirà che questo è il frutto della democrazia che vuole affidata alla discrezionalità delle singole istituzioni la decisione dell’inizio delle lezioni. E ciò per un motivo comprensibilissimo: considerato lo sviluppo anomalo dello Stivale, le esigenze delle singole regioni risultano diversissime fra loro. Bene ha fatto, dunque, il legislatore ad affidare ai singoli Enti Locali regionali la fissazione del calendario scolastico. E così, anche se di pochi giorni, bene ha fatto la Regione Siciliana a spostare al 15 settembre tale apertura. E’ notorio, infatti, che in Sicilia quasi sempre in quel mese la temperatura è tale da far soffocare gli alunni all’interno di un’aula. Ma allora come si spiega il fatto che quasi tutti i Consigli d’Istituto deliberano di “anticipare” quella fatidica data di quattro o anche di più giorni? . Per la verità, se le motivazioni della libertà di scelta fossero ben capite, dovrebbe verificarsi il contrario: se fosse loro concesso, ma a quanto pare non lo è, dovrebbero “posticipare” la data di apertura. E invece no! Qualcuno forse si sta chiedendo come mai. Si tratta forse di motivazioni pedagogiche? Di intensificare, ad esempio, lo studio per conseguire un’elevazione del merito? Si tratta di recuperare le ore perse? Di colmare, cioè, quello scarto che non consente quasi mai di raggiungere la quota di 200 giorni di lezione fissata dal legislatore? A quanto pare, nulla di tutto questo. Più banalmente, pare che si tratti di avere la possibilità di gestire quei quattro o cinque giorni per coprire i cosiddetti “ponti” durante l’anno scolastico. Tutto, però, a scapito degli alunni. Ma tant’è! Se l’organizzazione dell’orario scolastico, pur di realizzare l’”agognata” settimana corta, può costringe gli alunni a stare inchiodati sui banchi per 5/6 ore al giorno, in barba agli studi di pedagogisti, psicologi e medici, cosa credete che possa importare ai nostri soloni quei quattro o cinque giorni di sofferenza? Cosa importa loro sapere che “il lavoro intellettuale prolungato incide in modo deleterio sui processi di apprendimento, nonché sul sistema digestivo, sul sistema oftalmo-muscolare, sul sistema nervoso”?


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