RAPPRESENTANTI DEL POPOLO O … DI SE STESSI? (Un posto nel ‘governamento’ val bene un ‘tradimento’)

PARTANNA – Strano Paese, il nostro! Un Paese in cui i suoi cittadini sono convinti che la Costituzione della loro Patria sia la più bella del mondo, anche se nessuno sa dirti perché: forse perché non l’hanno mai letta o perchè non l’hanno capita. Sanno solo che è la più bella del mondo e questo basta per farli dormire tranquilli. Salvo poi a incavolarsi quando il deputato da loro eletto dà l’appoggio ad una legge che penalizzava i cittadini della propria regione o quando lascia il gruppo parlamentare in cui era stato eletto per passare ad un altro gruppo, talvolta addirittura di raggruppamento opposto. E alla richiesta di come mai sia possibile un simile misfatto che egli definisce “tradimento del mandato elettorale”, si sente rispondere che “è questo il bello della Costituzione!”, che all’art. 67 sancisce che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, senza obbligo alcuno, cioè, nei confronti del partito che lo ha candidato, dei programmi elettorali proposti o dei cittadini che lo hanno eletto. Tale principio è riferito naturalmente al parlamentare; ma nella patria degli azzeccagarbugli vuoi che non si trovi un escamotage per farlo valere anche a livello regionale, provinciale e, perché no?, a livello comunale? Ed ecco allora le più assurde e mirabolanti contorsioni politiche: ecco il partito che a livello nazionale e regionale fa parte della compagine governativa, espressione del Centro-destra, e a livello comunale si ritrova nell’area del Centro-sinistra; ecco il partito che, pur ispirandosi ad un determinato ideale, lo calpesta quotidianamente nel voto; ecco il consigliere (regionale, provinciale, comunale) che va a letto la sera con la tessera del partito X e si sveglia la mattina con quella del partito Y. Mi si dirà che l’assenza di vincolo di mandato assicura la libertà dei singoli eletti. Nel mondo degli angeli sarebbe perfetto! Ma chi mi assicura che tutta questa “transumanza” non venga fuori dal desiderio di “mercanteggiare” una collocazione politica in vista di un vantaggio personale? Segno dei tempi! Nel ‘500 Enrico IV di Navarra poté dire “Parigi val bene una messa”, oggi va di moda l’espressione “un posto nel ‘governamento’ (Ministero o Assessorato) val bene un ‘tradimento’”.


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