KLEOS - sabato, 9 Febbraio 5:03

Rispettare le regole della lingua italiana…è solo un’opzione?

di Antonino Bencivinni La lingua italiana è certamente difficile e non tutti riescono a padroneggiarla sia pure discretamente, laureati compresi. L’ironia sui congiuntivi dei nostri politici, ad esempio, oggi va per la maggiore, ma non mancano altre “distrazioni” linguistiche a livello pubblico (oltre che privato). Per sorridere un po’ amaramente abbiamo voluto dedicare la copertina […]

di Antonino Bencivinni La lingua italiana è certamente difficile e non tutti riescono a padroneggiarla sia pure discretamente, laureati compresi. L’ironia sui congiuntivi dei nostri politici, ad esempio, oggi va per la maggiore, ma non mancano altre “distrazioni” linguistiche a livello pubblico (oltre che privato). Per sorridere un po’ amaramente abbiamo voluto dedicare la copertina a quel foglio appeso alla porta di entrata degli uffici comunali del primo piano del Comune di Partanna, in cui qualcuno del Comune ha voluto ribadire la necessità che i “visitatori” e non, dopo essere entrati o usciti, chiudessero la porta. Sicuramente il messaggio è arrivato, ma il modo è stato utilizzando un italiano maccheronico. Il problema certamente non è la conoscenza della lingua italiana di chi ha scritto quella comunicazione, ma, trattandosi di ufficio pubblico comunale, il problema sale fino alle conoscenze dei dirigenti o degli esponenti dell’amministrazione, sindaco per primo, che non hanno individuato la maccheronicità della frase o, peggio ancora, snobbando, non hanno capito che quella comunicazione (e il modo in cui era espressa) era ed è una pessima presentazione del Comune nella sua interezza.
stellaA livelli superiori è lo stesso comportamento di chi, essendo titolato a farlo, lascia correre su Belìce, scritto con l’accento sulla penultima sillaba (e questo indipendentemente da come si vuole pronunciare il nome del fiume – o Bélice o Belìce -, ma perché nella lingua italiana l’accento su una sillaba diversa dall’ultima non si segna – chi si sognerebbe di mettere l’accento sulla a della penultima sillaba di capitàno, l’ufficiale, magari per distinguerlo da càpitano, voce del verbo capitare? -): l’errore diventa poi pacchiano quando, al di là delle ragioni per cui lo si fa, l’accento sulla i di Belìce viene segnato lo stesso quando BELìCE viene scritto in maiuscolo come è avvenuto addirittura nel Logo del Cinquantesimo anniversario del terremoto del Belice o nel francobollo commemorativo (vedi immagini a lato e sotto); in questo caso l’errore è stato addirittura commesso volutamente: troppo vitale sembra essere stato, infatti, per gli autori o estensori dell’errore, imporre a persone distratte, indifferenti o intellettualmente succubi la pronuncia Belìce, anche a costo di stirare o violare le regole della lingua italiana.
In conclusione, così come si sta attenti alla resa linguistica delle delibere o dei manifesti comunali e no, occorrerebbe fare la stessa cosa in particolare quando, essendo titolari di una funzione, ci confrontiamo con il pubblico.


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