ROMA – “Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per lo Stato, per le imprese e per le casse edili. Ma continuare a indignarsi senza intervenire sui veri nodi del sistema significa essere complici dell’immobilismo. Se davvero vogliamo affrontare in modo strutturale e serio il dramma delle morti sul lavoro è arrivato il momento di mettere mano a uno degli apparati più opachi e autoreferenziali del settore edile: quello delle Casse Edili. Questi enti, nati con la finalità di vigilare, tutelare e prevenire, sono diventati col tempo carrozzoni blindati, gestiti in modo paritetico ma di fatto scollegati dalla realtà delle imprese. Oggi le Casse Edili non fanno vera vigilanza, non garantiscono sicurezza, non svolgono alcuna funzione concreta di prevenzione. Si sono trasformate in strumenti di autoconservazione, utili soltanto a giustificare poltrone, gettoni e rendite di posizione all’interno dei consigli di amministrazione”.
Lo dichiara il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo.
“Noi chiediamo al governo un atto di coraggio: commissari le casse edili attualmente gestite dai sindacati della Cisl, della Uil e in particolare dalla Cgil, che per voce del segretario Landini a parole tanto si batte per la sicurezza sul lavoro ma nei fatti pensa solo a curare i propri interessi nei consigli di amministrazione. Oggi le Casse Edili rappresentano un paradosso istituzionale che non è più tollerabile. Da un lato svolgono funzioni di rilevanza pubblica, come il rilascio del DURC, dall’altro lato, però, sono gestite come enti privati, senza veri obblighi di trasparenza, senza meccanismi di controllo pubblico e senza alcuna responsabilità nei confronti della collettività. Se le Casse Edili esercitano un ruolo pubblico, allora devono essere soggette a regole pubbliche. Non possono essere pubbliche quando conviene e private quando fa comodo. Servono strutture moderne, in grado di monitorare digitalmente i cantieri, di attivare controlli efficaci, di garantire assistenza vera alle imprese e ai lavoratori. Il tempo delle riforme a metà è finito. Non bastano più campagne di sensibilizzazione o nuovi slogan. Occorre riscrivere le regole, cambiare i modelli organizzativi, mettere la sicurezza davvero al centro dell’agenda politica e imprenditoriale. E questo significa anche, e soprattutto, ripensare completamente il sistema delle Casse Edili”.



