Carnevale d’altri tempi?

Non so se il Carnevale abbia portato allegria e in ogni caso non credo che possa interessare questo “festeggiare a comando” per cui ad un funerale si dovrebbe sempre piangere mentre ad un matrimonio si dovrebbe sempre ridere: tutta la vita è costeggiata e condizionata dal Calendario: a Natale tutti recita di Natale con la compiacenza compiaciuta dei DS, presepi viventi interpretati da gente morente al freddo, a Pasqua una processione in carne ed ossa in cui il Cristo per sopravvivere al freddo gelido di Partanna deve ingollarsi di wiskies e non di rado costretto a frequentare dopo gli Alcolisti Anonimi. Partanna è una città conservatrice e l’innovazione è solo una mancanza di fantasia che il nostro Sindaco – noto per la sua discrezione e perché non vorrebbe mai apparire (recente è la sua foto in occasione della morte di Pino Caruso) ma che è talmente ammalato di protagonismo che pur di esibirsi come il personaggio princi- pale, per usare una boutade, al funerale vorrebbe essere il morto, e già prepara le ferie, come se non bastassero quelle che già ci sono in un paese di vecchi e che di vacanze ne ha fin troppe, mancano il lavoro e mancano i giovani tutti al nord a festeggiare il Carnevale Ambrosiano che avviene una settimana dopo (Un momento: che al sindaco sia venuto in mente di portare il proprio omaggio a quei poveri Cristi? Speriamo di no: un po’ di pietà signor Sindaco!) Certo, un tempo questo paese era la CITTA DEI FOSSATI ora è la città dei fossi, ma che importa? Le feste distraggono. Ma torniamo al Carnevale. Un tempo era un periodo molto sentito, tutti si vestivano in maschera: e non parlo del famoso quanto anonimo DOMINO, quanto delle MASCHERE vere e proprie: Zorro, cow boy, dame e damine e chi più ne ha più ne metta. Ricordo che mio cugino e io – poveri come tutti i partannesi che poi sarebbero stati costretti ad emigrare – venivamo violentati per essere vestiti da crocerossine, con un pezzo di lenzuolo e un rossetto che serviva per fare la croce sulla fronte. Era il tempo del peccato e i preti ammonivano che a Carnevale non si indossa una maschera: la si toglie e perciò l’Azione Cattolica teneva nella Sala dell’Immacolata spettacoli edificanti perché i ragazzi non fossero soggetti a tentazioni esterne: fatica inutile, visto che il percorso di noi tutti era segnato: dall’Azione Cattolica alla Democrazia Cristiana dove solo i cerca onorevoli rimanevano, ma per fortuna c’è la Provvidenza e molti con molta dignità se ne andavano a sinistra, quando la sinistra c’era. Ogni partito organizzava la sua sala da ballo e qui passavano mascherati – e soprattutto mascherate – che prendevano gli astanti per un bal- lo. E molti che avrebbero raccontato poi di essersi “limonata” una donna bellissima e in vena di trasgressioni, scoprivano che si trattava di un noto gay in un mondo in cui l’omosessualità era come la mafia: non esisteva. Ora il Carnevale è tutto l’anno. Il livello culturale dei nostri giovani non arriva al di là del’I pod con la compiacenza di una Amministrazione Comunale che – a parte qualche lodevole eccezione subito offuscata dal presenzialismo del prof. Catania che se fosse di Castelvetrano si potrebbe chiamare FACCIOLO (vedi il premio di poesia e il suo comportamento a due facce) – ha un livello culturale che sulla scala di Terman Merril non si riesce a rilevare. Sì, cari lettori, potrebbero essere “fatti loro”. Ma lu Cannalivaru è iddu o ccu ci va appresso? Non preoccupatevi: la situazione è grave ma non seria. E poi cosa è la cultura se nel nostro paese è appannaggio ufficiale di associazioni che giocano a carte e guardano le maschere che passeggiano?

Vito Piazza


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