Forma e contenuto – Poesia e dintorni a cura di Tino Traina

Comunicare qualcosa che rimanga a mezz’aria o cada nel vuoto è un non senso.

Ogni comunicazione presuppone ed implica la comprensione di ciò che si comunica, che a sua volta dipende dalla modalità espositiva, cioè dalla struttura in cui organizziamo le parole che abbiamo scelto, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, e che abbiamo disposto in quella successione e interrelazione secondo le regole di un codice che normalmente è la propria lingua con le sue regole grammaticali.

Ma quali sono i rapporti che intercorrono tra forma e contenuto a seconda che si tratti di testi poetici o di testi non poetici?

Il termine testo poetico deve includere non solo la Poesia stricto sensu, ma anche quelle pagine che si elevano a Poesia pur non essendo in versi, come alcune pagine dei “Promessi Sposi” o del “Gattopardo” tanto per citare due esempi molto conosciuti.

Allo stesso modo il termine testo non poetico, accanto ai testi scientifici, filosofici, giuridici, eccetera, eccetera, fino ai comunicati di diversa natura, deve includere anche quei testi letterari che non si elevano a Poesia ma vivono comunque di una loro letterarietà come nel caso di novelle, racconti, romanzi, saggi, commenti, ecc..

Ritornando alla nostra domanda iniziale sui rapporti che intercorrono tra forma e contenuto nei diversi tipi di testo, sarà utile avvalersi di alcuni esempi:

1) Passata è la tempesta://odo augelli far festa, e la gallina……..

2) Silvia rimembri ancora//quel tempo della tua vita mortale…..

3) In un triangolo rettangolo, l’area del quadrato costruito sull’ipotenusa è eguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui due cateti.

I primi due sono celeberrimi versi di altrettanto celebri poesie di Giacomo Leopardi, rispettivamente: 1) La quiete dopo la tempesta, 2) A Silvia; mentre il terzo è la definizione del non meno celebre Teorema di Pitagora.

Apportiamo adesso delle modifiche, quelle che ognuno vuole, a tutti e tre i suddetti esempi:

1) La tempesta è passata//sento gli uccelli e la gallina festeggiare…

2) Ricordi, Silvia, ancora//quei giorni della tua mortale vita….

3) Se sommiamo in un triangolo rettangolo le aree dei quadrati costruiti sui cateti, otteniamo un quadrato che è equivalente al quadrato costruito sull’ipotenusa. Oppure: L’area del quadrato che ha come lato l’ipotenusa di un triangolo rettangolo, è eguale alle aree dei quadrati (sommate tra loro) che hanno come lati i cateti dello stesso triangolo.

Notiamo subito che nel caso del Teorema di Pitagora, pur modificando più volte la forma della sua definizione, non  alteriamo il suo significato e pertanto non viene compromessa la comprensione del contenuto.

Nel caso invece dei versi di Leopardi abbiamo provocato un disastro, un vero e proprio crollo qualitativo che ha compromesso il senso del messaggio nelle intenzioni del poeta.

Questo avviene perché solo nel testo poetico la struttura linguistica coincide con la struttura artistica, e quella successione qualitativa e quantitativa di parole con tutti i loro effetti sonori, morfologici, sintattici, figurali fa parte integrante del significato.

Chiunque, affacciandosi alla finestra dopo un temporale, direbbe “la tempesta è passata”; ma il poeta non vuole dire soltanto ciò che vede, vuole dire anche ciò che sente.

In quel “passata è la tempesta” c’è infatti il sospiro di sollievo che si prova per uno scampato pericolo, per la fine di un turbamento; come non cogliere nell’accostamento di un termine aulico e letterario come augelli ad uno umile come gallina, l’intenzione di coinvolgere in un’unica gioia di ritrovata serenità tutto il paesaggio reale e simbolico; come fare a meno di quel ritorno sonoro nella rima tempesta-festa vera squilla di letizia, e di quel ”rimembri” che amplifica, con il suo effetto sonoro quasi onomatopeico, l’eco malinconica del ricordo.

Sono artifici di una retorica figurata cui il poeta ricorre per evocare ed esprimere al meglio il suo stato d’animo.

Si tratta di figure del significante, di inversione della comune successione sintattica delle parole come l’anàstrofe e l’ipèrbato, che conferiscono però al testo quegli effetti sonori, timbrici e ritmici, che intervengono con modalità sostanziale, irrinunciabile ed inscindibile alla determinazione del significato (semantizzazione del significante).

Per concludere possiamo dire che nel testo non poetico la forma è variabile quanto si vuole purché non comprometta la comprensione del contenuto; mentre il testo poetico è caratterizzato da forme e contenuti immodificabili e compenetrati intimamente in quella struttura divenuta ormai unica.   (t.t.).


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