KLEOS - sabato, 11 Gennaio 20:27

L’Aricchi stirati

Ai giorni nostri in occasione dell’onomastico di un ragazzo, si usa fare una festicciola per la ricorrenza e, di conseguenza saltano fuori bei regali da parte dei genitori, amici e parenti invitati. Quando ero ragazzo, diciamo intorno agli anni ’50, anche allora c’era quest’usanza, ma solo per un ristretto numero di famiglie, appartenenti alle classi […]

Ai giorni nostri in occasione dell’onomastico di un ragazzo, si usa fare una festicciola per la ricorrenza e, di conseguenza saltano fuori bei regali da parte dei genitori, amici e parenti invitati. Quando ero ragazzo, diciamo intorno agli anni ’50, anche allora c’era quest’usanza, ma solo per un ristretto numero di famiglie, appartenenti alle classi più agiate; per la maggior parte della popolazione, il cui basso tenore di vita permetteva loro di poter comprare appena il necessario per sopravvivere, c’era l’usanza di tirare le orecchie al “festeggiato” affinché si ricordasse d’imitare l’operato del santo di cui portava il nome. Così, il giorno dell’onomastico, amici e parenti come augurio per la ricorrenza si divertivano a “stirari l’aricchi” (tirare le orecchie) al povero malcapitato, chiamando ad alta voce e ripetutamente il nome del santo della ricorrenza; spesse volte, fra le risate di tutti i presenti, il bambino piangeva per il dolore o perché non stava allo scherzo, non avendo ricevuto nessun regalo. Per il prossimo anno il malcapitato si guardava bene dal far ricordare agli altri la ricorrenza “di lu so santu”.

Vito Marino


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