KLEOS - sabato, 20 Luglio 18:47

Reportage dall’Israele

Con un gruppo di amici piloti con i quali ormai da anni condividiamo la passione per il volo, decidiamo quest’anno di organizzare un tour in Israele. Il nostro lavoro comincia a settembre 2012, grazie a Giorgio che dopo una serie di email e richieste varie riesce a prendere contatti con l’Aviation Security Operations Center (ASOC) […]

Con un gruppo di amici piloti con i quali ormai da anni condividiamo la passione per il volo, decidiamo quest’anno di organizzare un tour in Israele. Il nostro lavoro comincia a settembre 2012, grazie a Giorgio che dopo una serie di email e richieste varie riesce a prendere contatti con l’Aviation Security Operations Center (ASOC) israeliana; otteniamo così, dopo una lunga trafila di documenti, fax e controlli, il permesso per andare in Israele. Tre dei quattro aeroplani partono da Salemi, il mio tra questi, uno da Perugia qualche giorno più tardi a causa del maltempo.

Gli equipaggi dei piccoli biposto sono formati da Angelo Calistro e Peppe Giammalvo, Giorgio Frank, che viaggia da solo, Marco Tantaro ed io partiti da Salemi, Guido e Giovanni Alemagni Pimpinelli partiti da Perugia.

Decolliamo di mattina per Catania lo spettacolo dell’Etna non lascia indifferente mai nessuno anche dopo averlo visto parecchie volte; atterriamo, facciamo carburante e piano di volo diretti a Corfù. Volo rilassante che ci permette di raggiungere l’isola greca nel primo pomeriggio: birra e insalata greca subito dopo l’atterraggio. L’indomani mattina di buonora siamo già in aeroporto; piano di volo per Megara, un aeroporto a pochi chilometri da Atene. Il viaggio è splendido, ci offre un paesaggio mozzafiato sulla miriade di isole greche che sembrano dei piccoli paradisi; la maggior parte sono disabitate, mentre altre sono rinomate località turistiche. Poco prima dell’atterraggio, passiamo dal canale di Corinto, grandiosa opera dell’uomo che unisce il mar Ionio con il mar Egeo. Atterrati a Megara, ci accorgiamo che qualcosa non va, il mio radiatore fa acqua; il carterino a causa delle vibrazioni lo ha bucato e il liquido esce copioso. Mamma mia che tragedia! il nostro viaggio è finito qui? Chiediamo alla manutenzione dell’aeroporto, ma per un nuovo radiatore ci vogliono circa 15 giorni. Per noi il Moses’s flight 2013 finisce qui? Gli amici piloti greci capiscono che siamo disperati ed Anthonis, che conosco da circa 10 minuti, si presenta con in mano un radiatore che ha appena smontato dal suo aereo.

Lo ringraziamo, è un gesto fantastico, chiedo come posso sdebitarmi, Anthonis non vuole un radiatore nuovo, mi dice che per lui è importante avere buoni amici. Ci mettiamo in taxi per raggiungere Atene, felici per aver avuto la possibilità di continuare il viaggio. Nella capitale greca la crisi si avverte subito: il degrado nelle zone subito fuori dal centro è notevole, sono tantissimi i negozi chiusi; gli unici che resistono sono quelli di calzature praticamente onnipresenti. Forse a causa della crisi i greci consumano più scarpe per non camminare in auto. Deludente anche il parco archeologico. ll nostro parco archeologico di Selinunte è tenuto meglio ed è molto più grande e curato. Facciamo un giro tra le rovine dei templi scansando gru e altri mezzi lasciati da tempo all’interno del parco in attesa che arrivino i fondi per far ripartire i lavori. Caratteristico invece il mercato della carne e del pesce, è immenso e troviamo degli scampi freschissimi per dare il benvenuto a Guido e Giovanni che evitando il mal tempo e i temporali riescono finalmente ad arrivare da Perugia. Compriamo olio, limone e pepe e mangiamo gli scampi crudi al bar sotto l’albergo, sotto lo sguardo incredulo dei passanti.

L’indomani si parte per Rodi salutiamo e ringraziamo gli amici di Atene e arriviamo a destinazione in mattinata. Il nostro alloggio è vicino alla città vecchia, tutta recintata da mura, davvero un posto da film medievale; sembra di tornare indietro nel tempo. La maggior parte dei turisti sono russi ed americani, le spiagge sono pulite e bene organizzate.

Siamo elettrizzati: Israele si avvicina, ci siamo quasi. Piano di volo per Cipro dove atterriamo dopo circa due ore di viaggio da Rodi, l’accoglienza è pessima, l’handiling è carissimo e molto mal organizzato e non vediamo l’ora di andare via. Prima del decollo ogni equipaggio contatta l’ASOC che tiene il pilot in command, me in questo caso, dieci minuti a telefono ci fanno ripetere codici e password segrete che avevamo precedentemente registrato sul sito internet e una serie di domande che ci mettono in difficoltà: per esempio, “vi siete allontanati dall’aereo?”, “siete sicuri che nessuno ci abbia messo qualcosa che non è vostro?” e così via per dieci minuti di seguito. Finalmente possiamo andare in volo; mentre ci avviciniamo alla costa israeliana, ci fanno ripetere di nuovo codice e password segreta e finalmente ci dicono: ” You are identified go ahead” (“siete stati identificati, procedete”). Atterriamo ad Haifa dove troviamo il tempo un po’ nuvoloso, siamo stanchi ma soddisfatti, la giornata non è pero ancora finita; i piloti israeliani hanno organizzato un ricevimento in nostro onore con prodotti tipici, ci sono esponenti dell’ASOC e veniamo istruiti sul volo dell’indomani. Si va a dormire nel deserto del Negev in una tenda beduina. Ci vengono date informazioni dettagliate sulla rotta da seguire: non bisogna sbagliare, passeremo al confine con Siria e Giordania e vicino ad obbiettivi sensibili come l’aeroporto Ben Gurion. Scherzando mi rivolgo ad un pilota israeliano e gli chiedo se sbagliamo che succede? Mi guarda e seriamente mi dice: “se sbagli ti sparano”, io gli dico: “ma in Italia non è così, prima cercano di contattarti”, lui mi dice seriamente “qui non sei in Italia”. L’accoglienza è eccezionale, i piloti israeliani ci ospitano a casa loro. Il viaggio all’interno di Israele è fantastico, abbiamo modo di apprezzare la laboriosità degli israeliani che sono riusciti a trasformare in aeree fertili immense porzioni di deserto. Il deserto del Negev è particolare ed è caratterizzato da canyon che gli israeliani chiamano rivers (fiumi) in quanto durante la stagione delle piogge si riempiono d’acqua. Il mar Morto è anch’esso un’esperienza particolare: si galleggia molto di più rispetto al mare e non si riesce a mettere le spalle sott’acqua. Compriamo i tipici e miracolosi prodotti cosmetici del Mar Morto e l’indomani mattina torniamo ad Haifa. Il week-end israeliano è finito. E’ sabato per loro. La domenica è lavorativa e ci riserviamo una visita guidata a Gerusalemme e a Nazareth. Le guardie armate all’ingresso della città ci fanno capire che la sicurezza non scherza; cominciamo il nostro ritorno a casa. Dopo i controlli della polizia di frontiera, ridecolliamo passando per il carburante dall’indisponente Cipro. Ci fermiamo questa volta a Santorini, splendida perla dell’Egeo: tutte le case sono bianche, i dettagli curati; sembra di essere in un’altra Grecia. L’ultima nostra tappa prima del ritorno a casa è l’isola di Cefalonia; doverosa la visita al monumento ai soldati italiani trucidati dai tedeschi dopo la resa alla fine della seconda guerra mondiale. La rabbia è tanta, il ritorno via Corfù, Puglia-Sicilia si rivela una scelta sbagliata a causa del mal tempo, ma riusciamo ad atterrare comunque a Salemi per il pomeriggio.

L’esperienza è stata fantastica. Siamo veramente soddisfatti: conosciamo un altro lato di Israele non solo bombe e attentati ma anche un popolo laborioso e generoso. L’aviazione leggera sta diventando una realtà sempre più importante, l’aviosuperficie Bovarella di Salemi, nata grazie all’impegno di Angelo Calistro e Peppe Giammalvo, diventa un’importante realtà conosciuta ormai in tutta Europa e non solo. Mi chiedo quando potrà essere utilizzata la pista che pure già esiste a Castelvetrano. di Giuseppe Rotolo



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