Non tutti sanno che….Il RISORGIMENTO, Una tragedia dimenticata

di Tino Traina Alla luce di tutta una serie di documenti di cui si è venuti finalmente in possesso, è doverosa una revisione storica del cosiddetto Risorgimento che portò all’Unità d’Italia sotto il Regno Sabaudo di Casa Savoia, dell’allora re Vittorio Emanuele II.
Il 17 marzo del 1861 fu proclamato, nel parlamento di Torino, il Regno d’Italia, ma già a pochi mesi da questa data, che avrebbe dovuto sancire l’Unità d’Italia, nel luglio e agosto 1861, una serie di rivolte nel Sud della nuova Italia, in paesi ostili ai piemontesi, causò centinaia di morti in agguati, massacri e fucilazioni, in quella che fu definita guerra al brigantaggio, ma che ormai è storicamente considerata una vera e propria guerra civile in cui i cosiddetti briganti altro non erano che guerriglieri che consideravano i Piemontesi invasori e feroci usurpatori al comando di generali che si sono rivelati criminali di guerra per la ferocia con cui hanno sistematicamente massacrato la popolazione di interi paesi
Il 14 agosto 1861, a Pontelandolfo e Casalduni, due comuni oggi in provincia di Benevento, l’uccisione da parte di briganti e popolani del corpo di guardia piemontese e di notabili fedeli ai Savoia, determinò l’invio, per ordine del generale Cialdini, di 900 bersaglieri ai quali diede personalmente l’ordine di distruggere tutto e di non risparmiare nessuno, donne, vecchi e bambini compresi.
Non tutti sanno che per comprendere bene cosa fu il nostro cosiddetto Risorgimento, bisogna risalire alla Massoneria inglese, la cui storia è strettamente collegata a quella dei Templari o Cavalieri del Tempio di Salomone, ordine religioso militare fondato nel 1118 a Gerusalemme come difensore dei pellegrini che si recavano in Terra Santa, ma che ben presto divenne una potenza finanziaria tale da suscitare l’interesse del re di Francia, Filippo il Bello, il quale decise di impossessarsi di quelle enormi ricchezze.
Con l’aiuto dell’allora Papa Clemente V, che a Filippo il Bello doveva la sua salita al soglio pontificio, i Templari furono perseguitati e condannati al rogo.
Alcuni di coloro che sopravvissero al massacro si rifugiarono in Scozia e in Inghilterra, riorganizzandosi segretamente nella Massoneria che pertanto costituì l’erede dei Templari, come ormai ampiamente dimostrato da studi e ricerche.
Nella clandestinità in cui operava, nel 1717 la setta si ingrandì nella grande Loggia di Londra, con il fine della vendetta sulla casa reale di Francia e sul Papa.
Sulla Casa Reale si compì con la rivoluzione francese che decretò la fine della discendenza di Filippo il Bello; sul Papa si sarebbe compiuta con l’unificazione dell’Italia, che avrebbe determinato la scomparsa dello Stato Pontificio.
La massoneria inglese si orientò verso un’azione di conquista non dello Stato Pontificio ma di quello del Regno delle Due Sicilie che ne garantiva l’esistenza, con annessione poi al Regno di Sardegna, il cui re, Vittorio Emanuele II, Gran Maestro di Loggia Massonica, era fortemente interessato alle notevoli ricchezze del Regno delle Due Sicilie per rinsaldare le proprie finanze disastrate.
A guidarla fu chiamato Giuseppe Garibaldi, sia perché Gran Maestro di Loggia Massonica anche lui, sia perché esperto comandante nelle guerriglie rivoluzionarie del Sud America.
Alle mire di vendetta della massoneria si aggiunsero quelle dell’Inghilterra inerenti alla questione dello zolfo, da quando Ferdinando II volle togliere all’Inghilterra la concessione allo sfruttamento delle miniere di zolfo siciliane, per darla alla Francia.
Tutta la spedizione garibaldina fu sovvenzionata dalla Gran Loggia Madre del Mondo di Londra e il tesoriere della spedizione fu lo scrittore Ippolito Nievo che morì nel naufragio del piroscafo “Ercole” con cui stava rientrando a Palermo per denunciare i nomi dei corrotti e delle somme da loro indebitamente prelevate e i nomi degli Alti Ufficiali dell’esercito borbonico che si vendettero al nemico.
Un sabotaggio con l’esplosione di una bomba che inaugurò, nell’Italia appena unita, la prima strage di Stato. (continua)

Tino Traina


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