di Salvo Li Vigni Cari lettori kleossiani, ci sono band che col tempo cambiano completamente pelle, e altre che invece riescono a evolversi senza perdere ciò che le rende riconoscibili. I Litfiba appartengono a questa seconda categoria. Nati a Firenze negli anni ’80, hanno lasciato un segno importante nel rock italiano grazie a uno stile diretto, energico e sempre un po’ fuori dagli schemi. Molto del loro percorso passa dal rapporto tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli: il primo è una voce forte, riconoscibile, capace di trasmettere emozioni anche con poche parole; il secondo è il motore musicale del gruppo, quello che costruisce i suoni e dà forma alle canzoni con la sua chitarra. “17 re” ha dato il titolo all’album pubblicato nel 1986 ma fu esclusa nella tracklist perché in quel momento non ritenuta in linea con il resto dell’album diventando a tutti gli effetti un mistero della musica italiana. L’occasione per questa pubblicazione sono i festeggiamenti per i quarant’anni dell’album, disco diventato culto che ha segnato una svolta epocale nel rock italiano e che a partire dal prossimo 27 giugno tornerà sui palchi di tutta Italia grazie a “Quarant’anni di 17 Re – Tour 2026”. È un brano che non punta a colpire subito al primo ascolto, ma che cresce piano piano. Non è la classica canzone facile da canticchiare dopo pochi secondi: richiede un minimo di attenzione, ma proprio per questo riesce a lasciare qualcosa in più. Il titolo già fa capire che c’è un significato dietro, qualcosa di simbolico, e anche il resto del pezzo segue questa linea. Dal punto di vista musicale, si sente chiaramente lo stile dei Litfiba. Le chitarre sono presenti, ma non invadenti, e creano un’atmosfera che accompagna tutto il brano. Non ci sono effetti messi lì solo per stupire: ogni suono ha il suo spazio. La voce di Pelù guida l’ascolto in modo naturale, passando da momenti più decisi ad altri più riflessivi, senza mai esagerare. Il testo non racconta una storia semplice e lineare. È fatto più di immagini e sensazioni che di fatti precisi, e lascia a chi ascolta la possibilità di interpretarlo a modo proprio. Si parla di potere, di identità, di contrasti, ma senza spiegare tutto in modo diretto. È una scelta che può rendere il brano meno immediato, ma anche più interessante nel tempo. “17 re” non nasce per diventare una hit da classifica o un tormentone estivo. È una canzone che punta più sulla sostanza che sulla facilità, e che si rivolge a chi ha voglia di ascoltare qualcosa con un po’ più di profondità. Non è immediata, ma è il tipo di brano che può crescere ascolto dopo ascolto. Le aspettative sono quindi abbastanza chiare: non tanto vedere numeri altissimi in poco tempo, quanto capire se il pezzo riuscirà a trovare il suo pubblico. Se succederà, potrà confermare ancora una volta la capacità dei Litfiba di rimanere attuali senza snaturarsi. Non è una strada semplice, ma è quella che da sempre li rappresenta meglio.

Liftiba – 17 Re
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