“Non abbiamo tempo…da perdere”

di Antonino Bencivinni Abbiamo deciso di dedicare l’editoriale di Kleos di questo mese al partannese Ernesto Raccagna che si è classificato primo degli eletti alle elezioni provinciali di Trapani del 27 aprile 2025, ha ottenuto la carica di vicepresidente e le deleghe politiche giovanili, sport e cultura. Gli sono state assegnate due commissioni. Dopo più di dieci anni di inesistenza istituzionale della Provincia, il territorio ha bisogno sempre più di una presenza reale e fruttuosa. Ci è sembrato, quindi, opportuno chiedere ad Ernesto Raccagna che cosa a suo avviso significherà la sua presenza istituzionale nella provincia di Trapani. Ernesto Raccagna, 37 anni, è esponente del Partito Democratico con un lungo percorso di impegno politico e civico iniziato durante gli studi universitari in Architettura. È stato Consigliere di Facoltà e Presidente dell’Associazione Italiana Studenti di Architettura. Ha iniziato la sua attività politica militando nei partiti della sinistra europea e ricoprendo ruoli di rilievo in diverse associazioni, tra cui Presidente di Cambia Partanna e membro di Network. Attualmente è Consigliere Comunale e Vicepresidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, con deleghe alla cultura, politiche giovanili, pubblica istruzione e sport. In neretto le domande che gli abbiamo rivolto.
Si aspettava (e come spiega) un successo così significativo alle elezioni provinciali (primo eletto e vicepresidente della provincia)?
Direttore, mi permetta la battuta, la vedo quasi sorpreso.
Ha ragione, ma non sono stato certamente il solo ad esserlo stato dei risultati provinciali.
Il risultato non è frutto del caso, è il prodotto di anni di lavoro, di radicamento sul territorio, di ascolto, di battaglie dentro e fuori le istituzioni. Un Partito Democratico finalmente unito e pronto a scommettere su un cambio generazionale al quale si è affiancata una rete civica ampia, viva e credibile. Eravamo certi di un buon risultato. Se devo essere sincero, non mi aspettavo di essere il più votato in Provincia, ma questo dice molto di più di mille analisi.
Quanto alla Vicepresidenza, credo sia giusto fare chiarezza. Il Presidente Quinci era stato chiaro e netto alla vigilia, la scelta sarebbe ricaduta su chi rappresentava al meglio due criteri: competenza e rappresentanza. Ebbene, sulla rappresentanza, i numeri parlano da soli. È chiaro che sento la grande responsabilità che un tale consenso comporta, e lavorerò perché questa fiducia venga ripagata. Sulla competenza, non spetta a me auto celebrarmi, lascio volentieri che siano i cittadini, gli addetti ai lavori onesti e i suoi lettori a farsi un’idea, sulla base dei risultati concreti, del lavoro svolto, della credibilità maturata nel tempo. Non ho mai chiesto poltrone, a nessuno, ma nemmeno accetto che si faccia finta che il consenso non conti. Il Presidente Quinci, come sempre, ha rispettato la parola data.
Come intende muoversi nell’immediato e a breve/media scadenza (cioè quale direzione di lavoro e quali azioni politiche e amministrative intende porre in essere) sia come vicepresidente della provincia che come componente delle due commissioni permanenti di cui fa parte?
Direttore, sarò diretto: non abbiamo tempo da perdere. Il Presidente Quinci ha già fatto un lavoro straordinario, riuscendo a rimettere in moto una macchina ferma da oltre dieci anni, e lo ha fatto in tempi rapidissimi. Non era affatto scontato. Abbiamo le idee chiare, chiarissime, sulla strada da percorrere. Per quanto mi riguarda, le deleghe che mi sono state affidate, parlano da sole: cultura, politiche giovanili, pubblica istruzione e sport. Su questi temi voglio lasciare un segno concreto, con proposte reali e azioni immediate. Ma permettetemi di dire subito una cosa, non ho intenzione di essere autoreferenziale. In questi mesi ho girato in lungo e in largo il territorio trapanese, ho ascoltato cittadini, giovani, amministratori, volontari. Continuerò a farlo. Credo fortemente che la politica debba partire dall’ascolto, perché siamo, e dobbiamo restare, al servizio della comunità. C’è un’emergenza, però, che non possiamo più ignorare. Ed è l’emergenza sociale legata alla diffusione del crack e alle nuove dipendenze, in particolare tra i più giovani. È una piaga silenziosa, ma devastante. Sta spezzando vite, minando le nostre comunità. Serve una risposta forte e immediata. Certo, i controlli sono fondamentali, ma da soli non bastano. Dobbiamo mettere in campo progetti educativi, culturali, sportivi. Dobbiamo offrire alternative vere. E questo significa costruire reti territoriali, coinvolgere scuole, associazioni, parrocchie, famiglie, operatori sociali. Nessuno può permettersi di restare a guardare.
Sul fronte culturale, davanti a noi c’è una sfida entusiasmante: Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Un riconoscimento prestigioso, ma anche una grande responsabilità. Dobbiamo farci trovare pronti, mettere in campo tutte le energie per accompagnare e valorizzare questo percorso. È un’occasione concreta di crescita non solo culturale, ma anche sociale ed economica, per tutta la provincia.
Lo sport, poi, sarà un asse portante della nostra azione. Non è solo competizione: è salute, socialità, sviluppo, economia. Dobbiamo guardare al futuro e credere davvero nel turismo sportivo, perché abbiamo territori fantastici da vivere e condividere con il mondo. È necessario smettere di considerare alcuni sport come “minori”. Penso al triathlon, al ciclismo, all’atletica, agli sport d’acqua e molto altro. Hanno un potenziale enorme per far conoscere il nostro territorio, per generare movimento economico, per creare senso di appartenenza. Allo stesso tempo, è urgente rilanciare spazi per lo sport popolare. Quello che si praticava nei campetti, nei quartieri, nelle palestre scolastiche, negli oratori. Oggi, chi non ha i mezzi economici spesso resta tagliato fuori. Questo è inaccettabile: lo sport deve essere accessibile a tutti.
E al centro di tutto il mio impegno ci saranno le politiche giovanili. Non possono più essere una sezione a parte nei programmi politici: devono attraversare ogni ambito. Per questo stiamo lavorando a un progetto a cui tengo moltissimo: lo Youth Check. Uno strumento concreto per valutare ogni scelta politica in base all’impatto che avrà sui giovani. Perché le nuove generazioni non sono il futuro: sono il presente. Sono l’adesso. E abbiamo il dovere di coinvolgerle, ascoltarle, dare loro voce, spazio e responsabilità.
In sintesi: è arrivato il momento di far sentire davvero ai giovani che qui, in questo territorio, c’è spazio per loro. Nella cultura, nello sport, nella scuola, nella vita pubblica. E il mio lavoro sarà interamente orientato a questo obiettivo. Perché i giovani devono sentirlo oggi, non tra dieci anni.


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