Procreazione Medicalmente Assistita: la percentuale delle mamme a 40 anni non supera il 10%. Rischi elevati per il feto e per la gestante

FIRENZE – Mamme presto, e con tutte le osservanze e cure del caso. “La possibilità di avere un bambino sano fino a 30 anni, per ogni ciclo di fecondazione assistita eseguito, è attorno al 35-40%, a 38 anni è circa del 20%, a 40 anni è al 10%, a 42 5%. Sino ad arrivare all’1-2% a 45 anni – spiega Mario Mignini Renzini, Responsabile Unità Operativa Ginecologia dell’Ospedale Istituti Clinici Zucchi di Monza, citando uno studio del 2016 del BMJ. Un altro problema che troppo spesso si tende a sottovalutare è che dopo i 35 anni la possibilità di avere una gravidanza con la nascita di un bambino sano, si riducono drasticamente: informazione essenziale che lo stesso personale medico e sanitario spesso trascura. Inoltre l’uso di ovociti crioconservati riduce la possibilità di gravidanza, per cui urge una maggiore sensibilizzazione su tale argomento.

Futuro della famiglia, ricerca scientifica, politica sanitaria al centro del consesso alla Leopolda a Firenze, in occasione del 1° Congresso Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita, organizzato dal prof. Luca Mencaglia, Medico Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Direttore Unità Operativa Complessa Centro PMA USL sud-est Toscana e Presidente della Fondazione PMA Italia.

L’età media delle coppie che cerca una gravidanza continua a salire, soprattutto per le donne. Più gli anni aumentano, più la possibilità di ottenere una gravidanza con i propri ovociti tende a diminuire. Un concetto, quello del successo di una gravidanza, che va ben spiegato. “Per chi si occupa di statistica – prosegue Mario Mignini Renzini, Responsabile Unità Operativa Ginecologia dell’Ospedale Istituti Clinici Zucchi di Monza – la gravidanza potrebbe essere semplicemente un test di gravidanza positivo. Ma per la coppia la gravidanza è un bambino sano in braccio. Tra queste due idee di gravidanza c’è un abisso, perché all’aumentare dell’età della donna aumenta il rischio di aborto spontaneo ed anche il rischio che il prodotto del concepimento presenti gravi anomalie cromosomiche. Questo non è legato all’impiego della PMA ma all’invecchiamento ovarico; come sappiamo bene infatti – conclude Mignini Renzini – che, per esempio il rischio di Sindrome di Down, a 30 anni è un caso su 1000, mentre a 40 è uno su 80 e a 45 uno su 30. La possibilità di avere un bambino sano fino a 30 anni, per ogni ciclo di fecondazione assistita effettuato, è attorno al 35-40%, a 38 anni è circa del 20%, a 40 anni è al 10%, a 42 5%. Sino ad arrivare all’1-2% a 45 anni”

“Se si pensa, quindi, che la possibilità di avere una gravidanza inizi a diminuire quando la donna arriva a 40 anni, si dovrebbe invece pensare che la fertilità ottimale della donna termina intorno ai 30 anni. Questo è un concetto che non solo non hanno in mente le coppie, ma neanche alcuni medici di base e di chi non si occupa strettamente di questa problematica in particolare. E’ sbagliato, a 35 anni aspettare affinché un figlio “capiti”: a quell’età, chi lo vuole, deve affrettarsi”.

Con la gravidanza tardiva aumentano anche le relative patologie: il diabete gestazionale, l’ipertensione gestazionale, il distacco della placenta. Riguardano la partoriente “anziana”, ossia quella che ha superato i 36-37 anni, che oggi sono circa un caso su 3. L’età media al parto è salita a 32 anni, mentre gli uomini hanno la prima paternità intorno ai 35. Se le coppie cercano quindi figli più tardi, la possibilità di concepire diminuiscono drasticamente.

 

 


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