KLEOS - domenica, 15 Settembre 9:48

Risorse umane partannesi soffocate

Se non puoi fare quello in cui credi, credi almeno in quello che fai. Già, è nota la nostra posizione contro quel tipo di cultura egemone a Partanna basata più sui valori della furbizia che su quelli dell’intelligenza, più su valori della subcultura indotti da una classe epistemica (“ma chi te lo fare? Se quello […]

Se non puoi fare quello in cui credi, credi almeno in quello che fai. Già, è nota la nostra posizione contro quel tipo di cultura egemone a Partanna basata più sui valori della furbizia che su quelli dell’intelligenza, più su valori della subcultura indotti da una classe epistemica (“ma chi te lo fare? Se quello dice quello che dice lo fa per una scopo! Ad un parmu di lu me c…) e furbescamente intercettata dal Sindaco e complici.  E se l’intelligente può essere capito dall’intelligente, l’ignorante…  fate voi. Abbiamo sempre stigmatizzato non le persone – tutte degne di rispetto – ma le loro azioni incongrue: cinque serate bianche sono eccessive, il ricorso alle famose tre F (Fiesta, footballo, Forca) denotano la cosa peggiore di un popolo di una comunità: la mancanza di fantasia, il copiare gli altri peggiori di noi, la perdita della propria identità. La cultura non è appannaggio di una classe di vecchi bacucchi che se ne stanno isolati nelle loro torri più o meno eburnee: la cultura richiede che  tutti noi studiamo per un mondo migliore e Gramsci in tempi non sospetti diceva: studiate, studiate abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Per non parlare dei risvolti economici che porta una maggior cultura e una maggiore intelligenza: a livello europeo Cresson ha parlato di “società della conoscenza” sostenuto dai maggiori studiosi – molti dei quali economisti – che hanno individuato nella conoscenza la leva per trovare un posto un di lavoro. Partanna è sempre più affollata e sempre più deserta. E’ vero: i migliori se ne vanno. La fuga dei cervelli è totale: e molte delle persone intelligenti, veramente valide, fuggono anch’esse rifugiandosi in quelle torri eburnee di cui si accennava prima. E spesso ho avuto occasione di dire che non mi preoccupo tanto per la fuga dei cervelli, ma per gli imbecilli che restano qua. Partanna non sa ascoltare, Partanna nega i fatti che hanno quelle rare persone resilienti capaci di raggiungere i gradi più alti nei loro campi. Partanna non li apprezza: li invidia e le autorità epistemiche (quelli che impongono le loro idee a furia di maldicenze e pettegolezzi) fanno di tutto per screditarli: “chissà è partuto” questo lo stigma che ha accompagnato persone brave e indifese (qualcuna delle quali nel passato è arrivata al suicidio) per tutta la vita. Ma esiste un’altra Partanna, come è esistita un’altra America, quella pacifica che sapeva che nel Vietnam c’era una guerra sporca e ingiusta. E’ la Partanna dei visionari, di chi non si accontenta delle elemosine dei potenti, di chi sarà sempre CONTRO, di chi non soggiace al QUAETA NON MOVERE E MOTA QUAETARE, di chi paga di persona per mantenere quella dignità che rende liberi. A Partanna sembra non interessare la dignità, ma l’onore. E l’onore ha sempre un sapore mafioso, indica sempre un falso mito: già, bisogna essere uomini d’onore. La dignità è altro. Perché qualcuno abbia onore è essenziale che non l’abbiano tutti. Se tutti fossimo cavalieri della Repubblica per alti meriti, il titolo perderebbe di valore. “A questa nozione di onore si contrappone quella moderna di DIGNITA’, che oggi usiamo in senso universalistico e ugualitario quando parliamo dell’intrinseca ‘dignità’ dell’uomo o della dignità del cittadino, comune – beninteso – a tutti. Questo concetto di dignità è ovviamente, l’unico compatibile con una società democratica. Così Habermas.

Credo i partannesi manipolati e indottrinati dagli stereotipi di una classe dirigente fasulla quanto immorale si fermino qui. O si siano già fermati leggendo il mio nome.

Perciò, credendo che il destino siamo noi a farcelo (e mi rivolgo a quella fetta che non non ha mai avuto raccomandazioni, all’ALTRA PARTANNA)  non è vero che non ci resti che piangere.   Possiamo fare molto. A partire dalle piccole cose: purchè non abbiamo come scopo di “arrivare” (come molte leader partannesi che usano i gruppi per aver offerte cariche che non sono altro che immondizia usando magari armi improprie come seduzione – tette e culi – e manipolazione passiva), ma capaci di arrivare alla messa in pratica di un grande educatore, Don Milani: “Anche il fine dei vostri ragazzi è un mistero, forse non esiste, forse è volgare… Cercasi un fine. Bisogna che sia onesto, grande. Che non presupponga nel ragazzo null’altro che d’essere uomo. Cioè che vada bene per credenti ed atei…”

Ritornando a bomba. Esiste l’ALTRA PARTANNA, quella che non guarda al passato, che vuole essere libera. Ci sono varie iniziative che il Comune ignora: centri di documentazione attiva, ricercatori, storici, scienziati, mostre, gruppi di studio ecc. Ce n’è una. Quella di creare un gruppo di lettura. Perché? Per imparare ad ascoltare chi ne sa più di noi. Per imparare il congiuntivo, per imparare la lingua. Ricordo Sciascia che narra di un magistrato che ha davanti come imputato il suo ex prof di lettere.

– Professore, mi tolga una curiosità…

– Se posso…

– Lei in tutti i compiti mi metteva 3 o 4. Una volta mi mise  cinque. Perché?

– Perché si vede che quella volta hai copiato da un autore più bravo!

Si potrebbe organizzare una lettura al mese con dibattito. Personalmente avrei la possibilità di far intervenire Dacia Maraini, come ebbi la possibilità di far intervenire Carlo Castellaneta e il compianto Vincenzo Consolo. Ma non ci sono soldi. Propongo quindi di dare lettura alla Lettera ad una professoressa di Don milani, come inizio. E poi Partanna offre un gran numero di poeti e scrittori che sono stati cacciati e isolati nelle loro torri eburnee. Qualcuno lo può fare? Certo che sì, ma sarà un NO perché da vecchio maestro elementare so bene che quando si rimproverano gli assenti, i rimproveri possono essere sentiti solo dai presenti!

Vito Piazza

Dirigente Superiore emerito del Miur e già docente di                            Psicologia clinica alla II cattedra dell’Università di Milano.


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