KLEOS - sabato, 16 Aprile 1:01

Solidarietà e pace per gli Ucraini in fuga

di Antonino Bencivinni      Il 14 marzo la città di Partanna si apprestava ad accogliere i primi profughi ucraini. L’Amministrazione Comunale ha organizzato la macchina dell’accoglienza e si è attivata d’intesa con l’Ipab ‘Casa dei fanciulli Renda-Ferrari’. Tutti i cittadini che avevano la possibilità di ospitare i rifugiati in arrivo potevano aderire all’iniziativa dell’Amministrazione […]

di Antonino Bencivinni      Il 14 marzo la città di Partanna si apprestava ad accogliere i primi profughi ucraini. L’Amministrazione Comunale ha organizzato la macchina dell’accoglienza e si è attivata d’intesa con l’Ipab ‘Casa dei fanciulli Renda-Ferrari’. Tutti i cittadini che avevano la possibilità di ospitare i rifugiati in arrivo potevano aderire all’iniziativa dell’Amministrazione inviando la loro disponibilità ad ospitare donne, bambini e anziani. Già il 20 marzo gli ucraini ospitati, dall’Amministrazione e dai cittadini, erano 20 al punto che il Tg3 il 21 marzo ha dedicato un servizio alla solidarietà agli Ucraini manifestata dai partannesi. “La Città di Partanna – ha evidenziato con soddisfazione il sindaco Nicolò Catania – da giorni ha aperto le braccia ai profughi ucraini. L’Amministrazione Comunale, sin da subito dopo la grande emergenza seguita al conflitto ancora in atto, ha individuato e messo in piedi una propria e autonoma organizzazione di accoglienza per poter offrire ospitalità, anche grazie all’intervento delle famiglie, di associazioni di volontariato e dell’Ipab Renda-Ferrari. Oggi a Partanna sono presenti 25 rifugiati, e sono ospiti per lo più in case messe a disposizione da cittadini generosi. Nell’immediatezza non ci sono arrivi previsti ma l’incertezza della guerra non esclude che possano arrivarne altri”. Non sono mancate le raccolte alimentari, di abbigliamento e scarpe, di prodotti di igiene personale, giocattoli e materiale scolastico e perfino la “vendita” di uova di cioccolato pasquali confezionate durante un’attività laboratoriale condivisa con le donne ospiti, al sostegno delle quali andrà il ricavato. Ai rifugiati si offrirà un’attività nel momento in cui burocraticamente finiranno l’iter che prevede tra l’altro la registrazione in una piattaforma regionale dell’assessorato siciliano della famiglia. Intanto i bambini frequentano la scuola, e “le mamme – continua Catania – sono costantemente coinvolte in attività educative, corso di lingua, sportello aiuto psicologico ed altro”.


Torna alla Home