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Sul libro “Cosa grigia” di G. Di Girolamo

CASTELVETRANO – Il 28 febbraio scorso presso l’Aula Magna del Liceo Classico “G. Pantaleo”

è stato presentato il libro “Cosa Grigia”, scritto da Giovanni Di Girolamo.

Coordinatore della conferenza, il preside Francesco Fiordaliso.

Scrittore e giornalista di Marsala, Di Girolamo sostiene una sua teoria sulla

scomparsa di “Cosa Nostra” e sulla nascita di “Cosa Grigia”, una versione

in chiave moderna della vecchia mafia che, come è già successo altre volte

nel passato, ha cambiato aspetto ancora una volta. L’autore così spiega in

maniera nuova e originale la struttura di questa nuova “Cosa”: “Si è insinuata in ogni angolo della società, e noi non ce ne siamo accorti.

È nel Convegno sulla legalità in cui parlano le persone per bene, è nel Compro

Oro in cui abbiamo venduto la nostra fede, Cosa grigia è anche dove

nessuno se l’aspetterebbe: è nell’antimafia, si muove in uno spazio oscuro,

crepuscolare, tra ciò che è legale e ciò che non lo è. È una Cosa grigia che,

come un parassita, si è insinuata a fondo nella vita del paese, ne ha succhiato

voracemente la linfa. È passata l’era dei Totò Riina, dei Bernardo Provenzano

e dei Matteo Messina Denaro: ora si agisce alla luce del sole, in modo

ordinato, composto. Nelle valigette eleganti, Cosa grigia non ha pistole ma

tablet dell’ultima generazione: è grazie all’estesa rete di relazioni che questa

Cosa prospera. Sa come arricchirsi: non ha bisogno di estorcere soldi,

se li fa consegnare direttamente dallo Stato. Se prima uccideva, minacciava,

sparava, per qualche pezzo di territorio, oggi, compra, ricicla, comanda.

Non fa rumore, preferisce il silenzio. Meno se ne parla meglio è. Oggi, architetti, avvocati commercialisti e politici hanno preso il posto dei vecchi

boss”. Durante la conferenza l’autore ha aggiunto che cosa grigia non va

più a chiedere il pizzo al piccolo negoziante, ma si interessa di grossi affari

economici dove circola denaro pubblico, con contributi vari che lo Stato

e il Mercato Comune elargiscono ad ampie mani ad enti pubblici e privati

specialmente del Sud Italia. E’ noto che l’85% dei contributi diretti nel Meridione d’Italia spariscono fra i vari uffici erogatori e ditte appaltanti. Questa

volta non è Cosa Nostra, vecchio stampo che attraverso il pizzo intasca le

somme, ma Cosa Grigia di nuova generazione. Su queste persone ancora

non vigila l’antimafia. Occorre allora una legge sulla corruzione, ma il potere

legislativo è stato composto anche da politici corrotti che non hanno

avuto interesse affinché una legge contro loro stessi fosse approvata.

di Vito Marino


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