La mattina del 6 Agosto 1950 si presentava come una splendida giornata estiva.
Nella stazione ferroviaria di Partanna che, all’epoca rappresentava un punto cruciale della vita cittadina e che fu soppressa a seguito del sisma del Gennaio 1968, anche in quella mattina c’era un via vai di persone pronte a partire alle 7,14 con l’automotrice AT 301 diretta a Castelvetrano. Da lì, eventualmente, si poteva proseguire verso altre destinazioni.
Nel 1950 le condizioni economiche degli Italiani, reduci da una guerra disastrosa che aveva ridotto al minimo l’economia nazionale, erano quasi di povertà e le autovetture private circolanti in paese si potevano contare sulle dita di una mano e dunque il treno rappresentava l’unica possibilità di mobilità da un Comune all’altro.
La stazione ferroviaria di Partanna si trovava lungo la linea Castelvetrano – Salaparuta – San Carlo – Palermo Sant’Erasmo ed era servita da un buon numero di corse quotidiane che, dal primo mattino, continuavano fino a tarda sera.
L’automotrice, denominata AT 301 che originava da Salaparuta, era pronta per la seconda corsa della giornata ed era quella maggiormente affollata perché, dato l’orario di partenza, consentiva agli utenti di sbrigare in mattinata i propri affari a Castelvetrano, che in quel periodo costituiva il centro della Valle del Belice, o, eventualmente, di proseguire per Trapani o Palermo.
L’automotrice che, correntemente, veniva chiamata “littorina” offriva 60 posti a sedere ed era scortata da un equipaggio formato da quattro persone, macchinista, aiuto macchinista, capo treno e conduttore. All’arrivo alla stazione di Partanna, quella mattina, i viaggiatori che avevano già preso posto a Salaparuta, Gibellina, S. Ninfa erano ben più di sessanta per cui, a Partanna, molti non trovarono posti a sedere e rimasero in piedi. La littorina viaggiava con un leggero ritardo di 4 o 5 minuti, dunque la partenza avvenne alle 7,18. La distanza che separava Partanna da Castelvetrano era di 11 km e, secondo l’orario ufficiale, andava percorsa in 18 minuti, con una velocità media di 36 Km/h. Il macchinista, forse per recuperare qualche minuto di ritardo, superò, si suppone, la velocità prescritta e, nell’affrontare il curvone in contrada Biggini che immetteva nel rettilineo sul ponte del fiume Modione, vide la littorina deragliare dai binari e rovesciarsi sul fianco destro.
L’epilogo della vicenda fu la morte di sei viaggiatori e di un ferroviere ed il ferimento di quarantasei viaggiatori e degli altri tre ferrovieri che erano a bordo. Anche i danni materiali furono notevoli, allora quantificati in oltre due milioni di lire, una cifra enorme per l’epoca.
Quell’incidente fu riportato dalla stampa sia locale che nazionale, ma non ebbe un grande risalto, nonostante la gravità, perché in quel periodo l’attenzione generale era rivolta alla notizia della morte del bandito Salvatore Giuliano, ucciso pochi giorni prima a Castelvetrano, e a tutti i misteri che a quella morte erano correlati.
A distanza di 76 anni da quel tragico evento per la comunità partannese, nessuno, probabilmente, ne conserva memoria. Nessuna commemorazione è stata mai fatta per ricordare i nostri concittadini deceduti ed io, a distanza di tanto tempo, voglio riportare questo tragico evento alla memoria dei lettori più anziani e farlo conoscere ai lettori più giovani
Enzo Barone



