KLEOS - mercoledì, 17 Agosto 16:29

Brutale aggressione di un detenuto a poliziotto nel carcere palermitano di Pagliarelli

PALERMO – Prosegue inarrestabile la spirale di violenza nelle carceri siciliane, dove non passa giorno nel quale non si registrino da un lato gli episodi violenti ed eventi critici e dall’altro le richieste di urgenti provvedimenti da parte dei rappresentati sindacali SAPPE dei poliziotti penitenziari. L’ultimo grave evento è accaduto, come riporta il segretario nazionale […]

PALERMO – Prosegue inarrestabile la spirale di violenza nelle carceri siciliane, dove non passa giorno nel quale non si registrino da un lato gli episodi violenti ed eventi critici e dall’altro le richieste di urgenti provvedimenti da parte dei rappresentati sindacali SAPPE dei poliziotti penitenziari. L’ultimo grave evento è accaduto, come riporta il segretario nazionale per la Sicilia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Calogero Navarra, nella Casa circondariale Pagliarelli di Palermo: “Continuano le aggressioni da parte dei detenuti nei confronti della Polizia Penitenziaria in Sicilia. Dopo l’aggressione avvenuta nel carcere di Noto, lo scorso 26 luglio, dove quattro poliziotti, tra i quali un Ispettore, hanno avuto la peggio, ieri (16 agosto) nella Casa Circondariale” “Antonio Lorusso” Pagliarelli di Palermo, un altro Ispettore di Polizia Penitenziaria è stato aggredito con un pugno da parte di un detenuto, condannato per reati contro la persona, al termine di un colloquio con i proprio familiari”.

“La brutale aggressione è sintomatica della diffusa insofferenza di una buona parte dei detenuti al rispetto delle regole”, denuncia Navarra. “”Oggi in carcere i detenuti sono convinti di fare quel che vogliono e di aggredire i poliziotti soprattutto perché non ci sono regole certe che stroncano queste inaccettabili violenze. A Pagliarelli il detenuto si è adirato perché il tempo del colloquio era finito ed ha pensato bene di colpire brutalmente il collega, forse perché sa che non gli sarà fatto nulla a livello disciplinare e penale. E questo è inaccettabile e vergognoso! Basta!”.

“Fino a quando i vertici del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria pensano di continuare a restare a guardare questi gravi fatti con apatia ed indifferenza? Fino a quando assisteranno a questo sfascio dell’ordine e della sicurezza interna provocato dal lassismo di decisione assurde e illogiche, come la vigilanza dinamica e soprattutto l’assenza di adeguati provvedimenti disciplinare e penali per chi aggredisce gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria?”, si chiede il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, che nell’esprimere vicinanza e solidarietà ai colleghi di Pagliarelli ricorda che proprio il SAPPE, qualche settimana fa, aveva dato notizia che scenderà in piazza a Roma, a settembre, per sottolineare quanto e come sia importante e urgente prevedere un nuovo modello custodiale. “Le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria non possono continuare ad essere aggrediti senza che il Ministero della Giustizia ed il DAP adottino provvedimenti urgenti. Siamo al collasso! Serve una stretta normativa che argini la violenza dei pochi, anche a tutela degli altri detenuti. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è indignato che coloro i quali sono ai vertici della istituzione che rappresentano non assumano provvedimenti a tutela dei Baschi Azzurri. Altro che le passarelle ipocrite delle visite in carcere a Ferragosto. Il Capo del DAP Renoldi e C sappiano che il carcere si vive 24 ore su 24, 365 giorni, tra le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, per cui il Capo DAP prende una corposa indennità stipendiale. Corpo di Polizia a cui appartengono donne e uomini che pressoché quotidianamente hanno a che fare con detenuti che mettono a repentaglio l’ordine e la sicurezza della sezione detentiva, che si confrontano a detenuti con in mano una o più lamette intrise di sangue, o con una padella piena di olio bollente tra le mani pronta per essere buttata in faccia all’operatore, o con un piede di tavolino in mano pronto ad essere scagliato contro un poliziotto. Dovrebbe sentire anche lui, sul suo viso, i pugni, le sberle, gli sputi che prendono i nostri Agenti in servizio dai detenuti più violenti. E allora ci si aspetta altro da chi è Capo di un Corpo di Polizia: il Ferragosto in carcere era un cavallo di battaglia dell’amico Pannella. Davvero Renoldi non ha altre soluzioni per la crisi delle carceri? Basta!”


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