MARINELLA DI SELINUNTE – L’Ordinanza sindacale n.31 del 12 giugno 2026 autorizza l’utilizzo, in via temporanea e sperimentale, di un immobile collocato in pieno centro e confiscato alla criminalità organizzata come punto di deposito per mastelli e contenitori della raccolta differenziata delle attività economiche selinuntine ubicate in piazza Efebo e via Marco Polo. Mentre l’ordinanza è in via di pubblicazione non sono mancate già le prime critiche e proteste. Pubblichiamo qui di seguito la nota dell’avv. Dafne Alastra.
“Marinella e l’occasione perduta
Gentile Sindaco di Castelvetrano Selinunte,
ho appreso con una certa perplessità della sua recente ordinanza n 31 del 12 giugno 2026 con la quale un immobile confiscato alla mafia, situato nel cuore del centro storico di Marinella, viene destinato a discarica di servizio per le attività commerciali della zona.
Comprendo che l’amministrazione pubblica sia spesso chiamata a gestire problemi pratici e immediati. Ma mi consenta una riflessione che sa un po’ di storia e di buon senso.
Un bene sottratto alla criminalità organizzata non è mai soltanto un immobile. È un frammento di legalità riconquistata, un segno concreto che lo Stato, quando vuole, può riprendere ciò che gli è stato tolto. La nostra storia, da Palermo a Napoli, ci insegna che questi luoghi hanno avuto il destino più alto quando sono stati restituiti alla comunità: come centri culturali, spazi di incontro, luoghi della memoria.
Penso a ciò che si sarebbe potuto fare qui, a Marinella. Un piccolo polo di cultura, di fotografia, di arte. Un luogo dove la bellezza potesse rispondere alla violenza. E c’erano, mi pare, anche i fondi del PNRR, pensati proprio per dare linfa a progetti di questo tipo.
Invece si è scelto diversamente. Si è scelto di trasformare un simbolo di riscatto in un deposito di rifiuti. Un gesto che, mi perdoni, ha il sapore della resa. Come se dicessimo: “Meglio non sperare troppo. Meglio accontentarsi”.
Un’altra occasione perduta per dare un segnale che una rinascita è possibile…..purtroppo non siamo destinati a rinascere!
Dafne Alastra”



